Dopo aver concordato col cliente la somma necessaria per la prestazioni sessuale, le ragazze si allontanavo e si portavano dietro il terminale pos per farsi pagare con carta di credito. È il particolare scoperto della Squadra Mobile di Venezia nell'ambito di una indagine che ha permesso di smantellare un vasto giro di prostituzione in cui erano coinvolte una cinquantina di ragazze, tutte dell'Europa dell'Est. Su ordine del Giudice per le indaghi preliminari del Tribunale di Venezia, nelle scorse ore in manette sono finite cinque persone, tutte accusate di aver organizzato e gestito a vario titolo il giro di prostituzione nel Veneziano. Come scoperto dagli inquirenti, l'uso del Pos non era casuale né un modo per  pagare le tasse ma solo un meccanismo per evitare che le ragazze maneggiassero il denaro e tenere il completo controllo sugli incassi.

Le giovani donne, soprattutto romene, formalmente erano semplici ballerine di lap dance in diversi night club dell'hinterland del capoluogo veneto ma in realtà vendevano il loro corpo dopo aver avvicinato i clienti nei locali. I gestori infatti consegnavano il pos alle ballerine trattenendo poi dal 50 al 70% del guadagno. Come ricostruito dalla polizia durante l'indagine, cominciata alcuni mesi fa grazie a un esposto anonimo, il meccanismo era semplice. Le ragazze, assunte con regolari contratti come collaboratrici nei night club, erano indotte a prestazioni sessuali all'interno del privè, in albergo oppure a casa del cliente, con prezzi che andavano dai 150 ai 1.500 euro. In caso di prestazione fuori dal club, portavano il pos, mascherando i pagamenti con l'acquisto di bottiglie di bevande o alcolici nel locale.  Su richiesta del sostituto procuratore Federica Baccaglini, che ha coordinato le indagini, il gip Davide Calabria ha disposto anche l'immediata chiusura di due locali a San Donà di Piave e Quarto d'Altino.