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Anche se le forze dell'ordine hanno ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza, in caso di condanna ai servizi sociali al posto del carcere, il documento di guida va riconsegnato immediatamente al legittimo proprietario che potrà così tornare alla guida. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di un uomo piemontese beccato dagli agenti di polizia ubriaco e per questo fermato e condannato. L'episodio risale al 30 novembre 2015, quando un 29enne venne fermato a Nole Canavese, sulla strada provinciale 2 all'altezza del km23, per guida in stato d'ebbrezza e quindi arrestato.

Quando si viene beccati al volante ubriachi e con un tasso alchemico compreso tra 0,8 e 1,5, infatti, non solo scatta il sequestro del mezzo e il ritiro immediato della patente ma anche il reato penale di guida in stato di ebbrezza che comporta l'arresto  fino a sei mesi.  Nel caso in esame, nel corso del procedimento giudiziario, il giudice aveva sostituito la pena detentiva di 4 mesi di arresto, comminata all'automobilista ubriaco, con i lavori di pubblica utilità e mille euro di ammenda ma aveva applicato anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente per 9 mesi.

Per questo l'automobilista aveva fatto ricorso, sostenendo che la patente gli andava restituita. In Cassazione i giudici gli hanno dato ragione, accogliendo il ricorso e ribaltando la sentenza del Tribunale di Ivrea. Tramite il suo avvocato, il 29enne aveva contestato "i tempi dei procedimenti penali, generalmente molto lunghi", così "per la prima volta a livello nazionale", la Suprema Corte infatti che il documento di guida deve essere restituito prima dell'inizio del volontariato e non dopo.