Di fronte a una bimba di 18 mesi con forte raffreddore e febbre che era appena stata all'asilo, la dottoressa aveva consigliato ai genitori di sottoporla a tampone Covid nel più breve tempo possibile, come prevedono le linee guida, tanto è bastato però perché il medico venisse insultato da padre e madre della piccola con epiteti irripetibili e l'accusa di fare del terrorismo. Protagonista della storia una Pediatra di libera scelta che esercita nel Teramano, in Abruzzo. "Qualche genitore ci ritiene responsabili del protocollo che dobbiamo far rispettare quando un bambino malato anche per motivi non ritenuti gravi come un banale raffreddore! Parlo della richiesta di tampone attraverso organi istituiti da questo governo (Siesp)" ha denunciato la dottoressa sui social.

"Il pediatra o il medico di medicina generale che non attua questo protocollo rischia la galera e l'espulsione dall'ordine dei medici come responsabili di eventuali epidemie! Genitori prima di aprire bocca azionate il cervello, noi siamo solo esecutori di questa burocrazia!" ha aggiunto la pediatra che ha poi spiegato al quotidiano Il Messaggero i dettagli della vicenda. L'analisi della situazione della bimba  è avvenuta via telefono, la madre ha spiegato che era tornata dall’asilo con un po’ di raffreddore ma poi le era salita la febbre evolva una cura.

"Terminato il triage telefonico ho detto ai genitori che la loro bimba, come previsto da protocollo ministeriale, doveva essere sottoposta a tampone: apriti cielo e sprofondati terra. Lei e il suo compagno mi hanno aggredito verbalmente dandomi dell’incompetente, terrorista ed altri epiteti irripetibili" ha raccontato la pediatra. Inutili i suoi successivi tentativi di far comprendere le procedure, i genitori le hanno attaccato il telefono in faccia.