Dopo l'intensa nebbia provocata dai fumi dell'impianto dell'Ilva che aveva creato uno  scenario spettrale in città, Taranto di nuovo alle prese con eventi climatici e atmosferici fuori dal comune. Questa volta  a impressionare i cittadini della città pugliese e il resto dell'Italia è stato un assurdo quanto singolare fiume di colore rosso che nei giorni scorsi ha attraversato le strade del porto nella zona adiacente all'Ilva per dirigersi verso il mare. Le immagini dell'accaduto, riprese da alcuni passanti, sono state pubblicate dalla pagina Facebook "Solo a Taranto" scatenando nuove polemiche e proteste per l'inquinamento generato dal polo siderurgico. A causare l'incredibile fiume infatti è stata la pioggia abbondante caduta in zona ma a trasformarlo nell'insolito colore rosso sarebbero state ancora una volta le polveri sprigionate dall'impianto.

L'area interessata è quella vicino al cosiddetto "quarto sporgente", una delle due banchine di proprietà del siderurgico sotto sequestro giudiziario ma con facoltà d'uso sulle quali le navi attraccano per scaricare le materie prime destinate all'impianto. Una vista insolita che però purtroppo per i tarantini sta diventando ormai abitudine visto il silenzio delle autorità e di chi dovrebbe vigilare. "Per noi è una scena piuttosto comune vedere polveri e acqua rossa coprire l'intera zona. La banchina è sotto sequestro da diversi anni e ci sono una serie di prescrizioni legate a quel provvedimento che sono tutt'ora da ottemperare. Avrebbero dovuto ultimare alcune opere per la raccolta delle acque meteoriche ma non sono state ancora completate" ha ammesso a Repubblica un delegato sindacale.

"Mentre voi a Roma decidete come affossare ancora di più le legittime richieste di un futuro compatibile con il territorio, di tapparvi le orecchie e gli occhi davanti alle evidenti perversioni che impediscono ai tarantini di godere di tutti i diritti previsti dalla stessa Costituzione, che voi per primi dovreste rispettare. Qui a Taranto (Italia) vento e pioggia fanno paura" , scrivono dal gruppo ‘Genitori tarantini', che ha inoltrato gli scatti al premier Paolo Gentiloni e ai ministri Carlo Calenda e Gianluca Galletti per chieder ancora una volta di intervenire.