1. L'imponderabile può diventare realtà. Non è Netflix, attenzione, non è Netflix. Le malattie, e le emergenze mondiali in genere, non fanno distinzione di razza, credo, ceto o religione. Non guardano in faccia a nessuno. Non importa chi sei, quanti follower hai, quanto "conti": un virus, una mega invasione di locuste, un mega incendio possono mettere tutti nel mirino, tutti insieme. Se restiamo uniti abbiamo qualche possibilità, ma se stiamo qui a cercare sempre e solo un colpevole, o una vittima, siamo spacciati.

2. Il salvinismo non ci salverà. Hai voglia a chiuderti, a volte è perfino la scelta peggiore. Infatti, chiuse le rotte dirette dalla Cina, abbiamo pensato che il problema fosse risolto. E tutti quelli che provenivano da lì, sono arrivati lo stesso, da voli continentali, senza controlli. Tanto noi avevamo chiuso gli (aero)porti. Basterà.

3. Il razzismo è orribile, sia a infliggerlo, sia a subirlo. E a causa del Corona, noi italiani siamo andati da un estremo all'altro, in due settimane. Un immenso esperimento sociale, se non ci fossero dei morti di mezzo. Siamo passati dal dargli al cinese, al … dargli al lumbard. E ci siamo accorti di colpo che qualcosa non quadrava. Fosse stato almeno di Catanzaro o di Trapani il focolaio, una minima certezza, che almeno i terroni erano quelli di una volta, ci sarebbe rimasta. E invece… non c'è nessuno con cui prendersela, se non noi stessi.

4. Abbiamo capito cosa si prova. Il Corona ci ha permesso di sentire sulla nostra pelle cosa vuol dire essere additati, evitati, discriminati. Sei di Lodi? Per carità stai a casa tua! Sei stato a Vo'? Pussa via polentone! "Are you from North Italy? No, thank you". E via di navi battenti bandiera italiana respinte dai porti (vi ricorda qualcosa?), rotte verso l'Italia annullate (no, non quelle Tripoli – Lampedusa), sollevamenti di livelli di allerta (il pericolo? The Italians), treni fermati alle frontiere (clandestini da far scendere?) e un bisbiglio maligno dietro a dichiarazioni politicamente corrette. Italiano, che effetto fa sentirsi diverso, sfigato, malato? Italiano, te lo ricordi Checco Zalone?

5. Ci è andata bene. Ci è andata di lusso che il Corona è pericoloso, ma non così letale, altrimenti Cecità, di Saramago, sarebbe diventata una novella per bambini. Abbiamo capito quanto siamo fragili. Se davvero una pandemia dovesse arrivare siamo completamente impreparati. Ora lo sappiamo. Non abbiamo piani di emergenza regionali, nazionali e manco europei. Non c'è nessun coordinamento. Di una cosa così non ne abbiamo mai neanche parlato, non l'abbiamo mai prevista. Ma è successa. Siamo nella mani di Dio. La Rete la usiamo per diffondere fake news, invece che per organizzarci, prevenire, informare, reagire. E meno male che piano piano almeno abbiamo imparato a non credere agli audio di whatsapp senza cercare una conferma nelle fonti attendibili, ufficiali e di stampa seria. Le mascherine le compriamo per rivenderle con la cresta, l'amuchina è diventata il Santo Gral, coperta di Linus di chi disperato non sa che fare, i politici si danno la colpa, come se interessasse a qualcuno.

6. Cosa è importante. Questo Corona in un attimo ci ha fatto capire quanti pensieri inutili abbiamo nella testa. Quando abbiamo paura di lasciarci le penne, non si pensa alle cazzate. Dalle teste sono sparite le idee vacue, i conflitti evitabili, i problemi irrisori. Per un attimo tutti abbiamo pensato che era arrivata la fine, e ci siamo spaventati. Tanti hanno trovato conforto stringendosi al bene che c'è in ognuna delle nostre vite, piuttosto che aggrapparsi ancora a un odio che mai come oggi sembra stupido e controproducente.

7. Mai più. Il Corona ci ha dato una grande lezione di vita. E noi dobbiamo promettere che non ci faremo mai più sorprendere così. La  sanità pubblica non può più essere una diligenza da assaltare. Gli esperti vanno ascoltati e rispettati, non tirati per la giacca. Le polemiche politiche, in momenti come quelli che abbiamo vissuto, sono intollerabili. Disturbano e intralciano i nostri silenziosi eroi quotidiani: medici, para medici, agenti, vigili, sindaci, volontari e i tanti dal cuore buono che ci mette una pezza. Ma perché lo dimostriamo solo nelle emergenze di che pasta è fatto l'italiano vero? Abbiamo capito che solo con la lealtà, la collaborazione, la trasparenza e la disponibilità possiamo vincere le grandi prove. Insieme.

Ma c'è un'ultimissima cosa che tutto questo ci ha insegnato: non importa quanto vicina sia la fine del mondo, moriremo sì, ma non mangiando quelle maledette penne lisce.