La ricina realizzata da un giovane torinese in un laboratorio clandestino per conto dei tre estremisti di destra arrestati negli scorsi mesi dai carabinieri del Ros di Torino avrebbe potuto uccidere perché "attiva e tossica". Lo ha stabilito la perizia ordinata dal Tribunale di Torino nel corso del procedimento giudiziario a carico dei quattro giovani imputati, tutti di età compresa tra i 20 e i 24 anni. Secondo l'esperto, un professore del dipartimento di medicina dell'Università di Bologna, la sostanza se iniettata o inalata sarebbe stata letale per la vittima designata. "Nei reperti analizzati è presente ricina attiva in discreta quantità" e inoltre "si può concludere che la ricina isolata dai due reperti sia completamente attiva e tossica" ha spiegato il consulente del Gip.

Secondo l'accusa, la ricina in effetti era stata preparata in laboratorio proprio come veleno per uccidere un altro giovane, ritenuto dai tre ragazzi un loro rivale in amore. Il ragazzo che materialmente ha preparato il prodotto aveva allestito nel garage di casa sua un vero e proprio  laboratorio, poi smantellato dai militari del Reparto operativo speciale di Torino. La sostanza però , sempre secondo i pm, serviva agli altri tre accusati che volevano sbarazzarsi del loro antagonista in modo silenzioso, pensando così di passare inosservati. Come ricostruito dagli inquirenti, al momento dell'arresto, il 21 dicembre scorso, i tre ragazzi avevano già tentato di uccidere la loro vittima  durante una festa organizzata un mese prima in un circolo frequentato da estremisti di destra. Volevano avvelenarlo ma non essendoci riusciti stavano organizzando un altro piano quando sono stati bloccati dagli inquirenti. I quattro, che rimangono tuttora in carcere anche se i loro avvocati hanno fatto istanza di scarcerazione, devono rispondere delle accuse di tentato omicidio aggravato e continuato e produzione di aggressivi chimici.