Era stato catalogato come “socialmente pericoloso” appena due anni fa, poi condannato per lesioni gravi. Ma lo scorso 5 dicembre era già libero. E ha approfittato subito di quella libertà per aggredire la fidanzata, Caterina Degli Esposti. La 22enne di Bastia Umbra è stata pestata e presa a morsi, denunciando quel violento attacco postando anche le foto del suo viso tumefatto su Facebook. 24 mesi prima l’uomo era stato definito “affetto da un grave disturbo border line della personalità. “Rispetto alla pericolosità sociale, non può ritenersi ancora esclusa” e poteva essere attenuata solo con apposite cure. Lo dice la perizia psichiatrica, firmata dal professor Franco Simonucci il 20 agosto 2017.

L’uomo era stato condannato per lesioni gravissime ai danni di un 28enne picchiato a sangue, a cui ha anche staccato l’orecchio a morsi, tentando di colpirlo con una bottiglia. Era il novembre 2016. Un’aggressione apparentemente immotivata, durante una partita di ping pong: evento in una prima fase identificato come tentato omicidio, derubricato solo in seguito in lesioni, fa sapere a il Corriere dell’Umbria l’avvocato Luca Maori, legale della prima vittima. "Questa vicenda è la dimostrazione evidente”, spiega Maori, “che lo Stato non difende le sue vittime. Dopo l'aggressione al 28enne di Bastia che in una fase iniziale, era stata considerata tentato omicidio, c'è stata la perizia in cui il soggetto viene ritenuto socialmente pericoloso. Ebbene non sono stati presi provvedimenti fino alla condanna, che è poi culminata coi domiciliari. Dopo quel fatto così grave, consumato per futili motivi, una partita a ping pong, l'aggressore non è passato per un istituto di detenzione o recupero. La stessa cosa sta accadendo ora. La domanda è: le vittime chi le tutela?".

L’avvocato dell'imputato, Nadia Trappolini, che due anni fa aveva difeso il 30enne (“ma non ho ricevuto l’incarico per questo caso”) ha poi chiarito che la condanna a due anni è stata ridotta dopo l’appello. Ed è stata scontata “tutta ai domiciliari. In quel periodo aveva degli accessi programmati per recarsi al centro di salute mentale”. Eppure i fatti del 5 dicembre, hanno chiaramente dimostrato che la terapia non è servita.