Si è dimessa Michele Rosetta, la sindaca di San Germano Vercellese arrestata dai carabinieri venerdì scorso per ordine del gip del Tribunale di Vercelli con l’accusa di aver gestito in modo arbitrario la consegna degli aiuti alimentari covid elargendoli a famiglie amiche, in molti casi senza i requisiti economici previsti, e negandoli invece ad altre famiglie bisognose tra cui quelle straniere. Dimissioni che però sono tutt’altro che una missione di colpevolezza ma dettate proprio dalla volontà di difendersi in tribunale contro le gravi accuse mosse dalla Procura piemontese. La prima cittadina infatti definisce le accuse nei suoi confronti "infondate, ingiuste e gratuitamente infamanti" promettendo battaglia legale nei tribunali.

"Ho sempre agito nell'esclusivo interesse della popolazione, cercando di aiutare tutti coloro che versavano in condizioni di difficoltà e facendo buon uso dei denari pubblici" ha fatto sapere la diretta interessata tramite il suo legale, l'avvocato Roberto Capra. "Dopo molto tempo passato a prodigarmi per il bene pubblico è giunto il momento, per il rispetto che devo ai miei familiari, di concentrarmi nella difesa all'interno del processo che gli inquirenti vercellesi ritengono di voler portare avanti", ha aggiunto l’ormai ex sindaca di San Germano Vercellese, dicendosi "convinta di non aver mai posto in essere condotte illecite e di aver sempre rispettato i principi e le regole della gestione di ciò che è pubblico".

Michele Rosetta, finita ai domiciliariinsieme al Consigliere Comunale Giorgio Carando, all’epoca dei fatti Assessore, deve rispondere, con agli altri indagati, di svariati reati quali peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale e abuso d’ufficio ma anche di distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale per il restauro di una chiesa locale sottoposta a vincolo. Tra le accuse quella di aver messo in atto una serie di condotte illecite nella distribuzione degli aiuti alimentari per l'emergenza Covid stanziati con fondi governativi.

Secondo i carabinieri, i beni sarebbero stati consegnati di volta senza rispettare criteri e precedenze. I pacchi venivano dati ad esempio a famiglie senza requisiti, con redditi oltre i 7.000 euro mensili previsti e negati invece ad anziani non autosufficienti con redditi modestissimi e a stranieri in situazione di evidente difficoltà, con figli minori e disabili. Per gli inquirenti è particolarmente significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria in gravi difficoltà economiche, alla cui richiesta di evitare l’invio di alimenti che non avrebbe potuto consumato per motivi religiosi, il Sindaco ha disposto la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta.

Contro la sindaca alcune intercettazioni da cui emergono frasi con cui i due arrestati ammettono di avere "figli e figliastri" e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il "pacco da sfigati". In alcune intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali il Sindaco avrebbe esternato la sua rabbia contro la donna straniera e per questo le viene contestata anche l’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale. Oltre alla distribuzione dei pacchi, la procura contesta anche l'acquisto di generi alimentari non essenziali come mazzancolle tropicali e capesante e i danni procurati alla ex Chiesa del Loreto per giustificare i lavori di restauro urgenti