13 Settembre 2019
11:46

Operai morti alle Acciaierie Venete, 6 indagati: “Sicurezza precaria per aumentare i profitti”

Sergio Todita e Marian Bratu morirono rispettivamente dopo alcune settimane e dopo mesi di agonia. Contro di loro, e altri due operai feriti, si riversò una colata di acciaio incandescente.
A cura di Davide Falcioni

La Procura di Padova ha chiuso l'inchiesta sul tragico incidente avvenuto alle Acciaierie Venete di Corso Francia il 13 maggio dello scorso anno, quando una siviera carica di acciaio incandescente cadde a terra investendo con una bomba di calore quattro operai. Due di questi, Sergiu Todita e Marian Bratu, di 40 e 43 anni, morirono in seguito alle ustioni; i due superstiti impiegarono mesi per riprendersi. Sei gli indagati, tre le aziende amministrativamente responsabili. Nei guai i padovani Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, presidente e direttore dello stabilimento di Acciaierie Venete, i friulani Dario Fabbro, presidente della Danieli centro Cranes spa, Giampietro Benedetti e Giacomo Mareschi Danieli quali rispettivamente presidente e amministratore delegato di Danieli  & C. officine meccaniche. Tutti sono indagati per omicidio colposo e lesioni, indagato solo per lesioni il milanese Vito Nicola Plasmati, titolare della Hayama Teac Service, ditta subappaltatrice di alcuni lavori interni ad Acciaierie, di cui sono dipendenti i due sopravvissuti all'incidente. Tre le aziende considerate amministrativamente responsabili dell'accaduto per la violazione delle norme per la tutela della salute e della sicurezza in ambiente di lavoro: la Acciaierie Venete spa, la Danieli & C. officine meccaniche  S.p.a. e la Danieli Centro Cranes. Secondo il pm che ha condotto le indagini i reati sarebbero stati commessi a loro vantaggio "vista la necessità di contenere costi produttivi, lo scopo di accelerare i tempi e i ritmi di lavoro con il fine di aumentare la produttività (…)”.

Secondo gli inquirenti la Danieli &amp, C. officine meccaniche spa e Danieli Centro Cranes sarebbero responsabili sia dell’inadeguatezza del perno che sosteneva la siviera e che si è spezzato durante una movimentazione causando lo sversamento del materiale incandescente, sia di non aver segnalato nel libretto di manutenzione la necessità di controllare il perno e di fare verifiche per evitarne la rottura. Per l'incidente alle Acciaierie era finito subito sotto accusa il perno cui era agganciata la siviera precipitata al suolo, realizzato e testato dalla Danieli & C. e dalla Danieli Centro Cranes. I dirigenti di Acciaierie, comunque, non avrebbero adottato la normativa vigente sulla distanza di sicurezza dalle siviere, non riferendo al titolare della Hayama Teac di prendere le dovute precauzioni.

A seguito dell'incidente del 13 maggio 2018 due lavoratori persero la vita: Sergio Todita e Marian Bratu morirono rispettivamente dopo alcune settimane e dopo mesi di agonia. Due invece quelli che riuscirono a salvarsi, Simone Vivian e David Di Natale, che uscirono dall’ospedale rispettivamente con 40 e 300 giorni di prognosi.

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