C’è chi per lavorare deve arrangiarsi portandosi i DPI (dispositivi di protezione) da casa. Alcuni non riescono neanche a bere o mangiare. O addirittura ad andare in bagno, a meno di uscire dal reparto al decimo piano, liberarsi in modo sicuro e in una zona spogliatoio adeguata della tuta protettiva e anti-virus, fare dieci piani di scale e raggiungere i bagni in uno spazio protetto e a rischio infezioni. Tant’è che più di uno si è dovuto attrezzare indossando un pannolone. E’ quanto da circa un mese stanno vivendo gli infermieri e gli operatori socio-sanitari del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Francesco. La denuncia, confermata a Fanpage.it, è del sindacato Nursind.

“Non si può lavorare in queste condizioni – spiegano Annarita Ginesu e Mauro Pintore a La Nuova Sardegna – chi lavora in Malattie infettive è davvero allo stremo e lo stiamo segnalando da settimane. E siamo pronti a presentare un esposto in Procura. Per la carenza di personale e di spazi adeguati, si stanno facendo turni di otto ore, indossando ovviamente la tuta Covid, e per quelle otto ore, a causa della mancanza di una ‘zona pulita’ all’interno del reparto, non si può nemmeno andare in bagno o fare una piccola pausa, a meno di uscire dal reparto e raggiungere il piano terra e una zona spogliatoio adeguata. Se a qualcuno gli scappa, insomma, deve fare dieci piani, e per evitare questo, così, c’è chi è costretto a ricorrere al pannolone”.

Carenze di organico, di spazi adeguati, di organizzazione alla base di queste evidentissime criticità. Basti pensare che al Santissima Trinità, ad esempio, in Malattie infettive ci sono 31 infermieri per 22 posti letto. Sempre a Cagliari, all’ospedale di Is Mirrionis, ci sono 31 infermieri e 10 Oss per 22 posti letto. La situazione più critica è a Nuoro dove l’organico attuale – tolti i 4 che sono fuori gioco perché risultati positivi al Covid e considerati in un certo senso vittime delle carenze – registra 20 infermieri e 10 Oss per 29 posti letto che a giorni dovrebbero diventare 33.

Non si può portare i lavoratori a queste condizioni – spiega ancora Annarita Ginesu – c’è chi, quando fa le consegne di fine turno, ha le lacrime agli occhi dalla stanchezza, dalla fatica e dallo stress. E poi è una questione di sicurezza del lavoro. Il servizio di prevenzione ha già spiegato all’azienda che deve intervenire ricavando una “zona pulita” all’interno del reparto, dove il personale possa togliersi la tuta e fare pausa. E poi serve nuovo personale. Perché, in mancanza di ausiliari, gli Oss si stanno caricando pure di quel lavoro. E c’è chi comincia il “giro letti” tra i pazienti Covid alle 7 del mattino e lo termina intorno alle 13, sempre con la tuta Covid addosso. Senza pause, bere, bagno. Così non si può andare avanti. Questo significa mettere a rischio anche i pazienti.