12 Ottobre 2021
13:09

Natalia, la mamma hacker che è riuscita rubare mezzo milione di euro con frodi informatiche

La storia di Natalia una quarantenne di origine russa ma da tempo residente in Italia dove aveva messo su casa a Genova. La donna all’apparenza conduceva una vita comune tra casa, figli e la professione di ingegnere informatico ma in realtà per lungo tempo ha condotto una doppia vita da criminale come membro di un’organizzazione transnazionale dedita alle frodi informatiche.
A cura di Antonio Palma

All'apparenza era una donna dalla vita comune tra casa, figli e la professione di ingegnere informatico ma in realtà per lungo tempo ha condotto una doppia vita da criminale perché dietro allo schermo del computer diventata in realtà una hacker che, attraverso una serie di frodi informatiche, era riuscita a incassare oltre mezzo milione di euro poi riciclati abilmente attraverso l'acquisto di criptovalute presso numerosi exchange internazionali. È la storia di Natalia una quarantenne di origine russa ma da tempo residente in Italia dove aveva messo su casa a Genova.

Come ricostruito dalla polizia postale, per lunghissimo tempo la hacker ha portato avanti truffe ai danni di centinaia di persone riuscendo sempre a farla franca fino a quando gli esperti della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Genova hanno messo insieme una serie di denunce che avevano la stessa matrice risalendo infine alla donna che è stata arrestata ieri. Nei confronti della quarantene il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova ha emesso una Ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta della locale Procura della Repubblica per i reati di frode informatica, ricettazione e riciclaggio. L'operazione di polizia denominata Cyber Moscow Mules, è andata avanti per mesi sia attraverso indagini tecnico informatiche sia con  investigazioni tradizionali. La donna infatti era diventata molto abile sia come hacker sia nel nascondere i frutti delle truffe informatiche conducendo una vita ordinaria. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la tecnica prevedeva il furto di identità di ignare vittime sia attraverso il phishing, cioè l’invio di email fasulle per carpire dati bancari, sia attraverso la clonazione di carte ma i furti e le truffe avvenivano addirittura con documenti fittizi con i quali venivano aperte carte di credito da utilizzare subito.

Per evitare controlli, spesso i soldi restavano molto poco nelle mani della donna che acquistava subito ingenti quantità di oggetti sui portali di e-commerce utilizzando fondi, carte di credito e conti bancari dei malcapitati. Telefonini di ultima generazione e materiale elettronico di altissima qualità venivano poi spediti in Russia oppure messi in vendita sui altri portali dedicati all’e-commerce. I proventi erano poi riciclati tramite acquisti di criptovalute. Per eludere eventuali controlli, la donna non dava mai il suo indirizzo ma si presentava presso i punti di ritiro della merce munita di documenti falsi oppure reclutava terze persone che, dietro compenso, ritiravano i pacchi per lei.

Un complesso meccanismo che per gli inquirenti richiedeva la complicità di altre persone anche per falsificare documenti. Per la polizia postale infatti Natalia sarebbe appartenente ad un'organizzazione transnazionale dedita alle frodi informatiche con base in Russia dove spesso la marce veniva fatta arrivare. Per questo le indagini proseguono concentrandosi ora sul corposo materiale informatico sequestrato in casa della donna insieme a numerosi POS e centinaia di carte di credito appositamente attivate per riciclare i proventi derivanti da truffe e frodi informatiche.

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