C’è un primo indagato nell’inchiesta sulla morte di Simona Viceconte, la 45enne che si è tolta la vita nei giorni corsi, a un anno di distanza e con le stesse modalità della sorella Maura Viceconte, campionessa italiana di maratona, trovata senza vita il 10 febbraio 2019. La procura di Teramo che ieri aveva disposto l’autopsia sul cadavere della donna ipotizzando il reato di istigazione al suicido, ha deciso infatti di aprire un nuovo fascicolo con l’ipotesi di maltrattamenti familiari e reati inerenti all’articolo 42 comma 3 del codice penale, cioè “Responsabilità per dolo, colpa o preterintenzionale”, ma questa volta con un indagato preciso: il marito di Simona Viceconte

L’ipotesi è che dietro alla scelta estrema della donna di impiccarsi possa esserci stato un grave stato di sofferenza psicologica scaturita dai rapporti familiari difficili col marito. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, marito e moglie pare fossero in fase di separazione. Come ricostruito dagli inquirenti, erano stai diversi i tentativi di riconciliazione non andati a buon fine.

Gli inquirenti si sarebbero indirizzati verso l’ipotesi dei maltrattamenti come uno dei motivi dietro al suicidio dopo aver letto il biglietto di addio che Simona Viceconte avrebbe lasciato per spiegare il suo estremo gesto e dal quale emergerebbero motivazioni molto complesse. La missiva indirizzata alle figlie è stata secretata. L’indagine al momento ovviamente è solo in fase preliminare ma l’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati servirebbe anche a permettere all’indiziato di nominare un legale di fiducia che potrebbe assistere già sabato all’autopsia sul corpo della donna.