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21 Settembre 2017
12:39

Modena, nel riso finisce il colchico d’autunno scambiato per zafferano: famiglia si salva

Come i due coniugi di Cona, morti dopo aver scambiato il colchico d’autunno per zafferano, altre tre persone hanno cucinato un risotto con la pianta raccolta nei boschi del Bolognese. Finiti in ospedale, si sono salvati.
A cura di Susanna Picone
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A sinistra il colchico, a destra lo zafferano
A sinistra il colchico, a destra lo zafferano

Tre persone residenti nella provincia di Modena sono finite in ospedale per un avvelenamento da colchicina. Esattamente come accaduto nei giorni scorsi a due sfortunati coniugi di Cona, anche loro hanno scambiato una pianta velenosa per zafferano e l’hanno usata per insaporire un risotto. Protagonisti di questa storia, fortunatamente a lieto fine, sono un padre di cinquantanove anni, una madre cinquantottenne e il figlio ventiseienne, tutti residenti nel Modenese. I tre hanno raccolto la pianta di colchico autunnale nei boschi di San Clemente, frazione di Monterenzio nel Bolognese, e credendo fosse commestibile l’hanno usata per cucinare. Mercoledì si sono rivolti al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena lamentando sintomi da gastroenterite. Sono stati quindi ricoverati in Osservazione Breve Intensiva e fortunatamente ora stanno bene e sono tornati a casa. Ai tre pazienti è stata effettuata una lavanda gastrica e somministrato carbone vegetale.

Il tragico precedente dei due coniugi di Cona – La pianta del colchico d'autunno è molto simile a quella di zafferano e la famiglia modenese non è la prima ad aver compiuto l’errore. Proprio nei giorni scorsi una simile e drammatica storia ha visto protagonisti due anziani coniugi veneziani. I due, in vacanza in Trentino, avevano raccolto la pianta velenosa e poi, come in questo caso, l’avevano usata per cucinare un risotto. Il marito, un uomo di settanta anni, è morto il primo di settembre mentre la moglie  si è spenta il 18 settembre al termine di una lunga agonia. “Il Colchicum autunnale – ha spiegato il dottor Antonio Luciani, Direttore del Pronto Soccorso del Policlinico – è un’erba velenosa altamente tossica che, come dice il nome, è diffusa in questa stagione. Non bisogna toccare né il fiore né la pianta”.

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