Esponenti di spicco di logge massoniche erano al servizio dei clan mafiosi per agevolare affari e attività criminali. È quanto scoperto da una complessa inchiesta condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che all'alba di oggi ha portato all'esecuzione di sette fermi per associazione mafiosa. Al centro dell'inchiesta le attività del clan mafioso di Licata e i rapporti tra i boss dell'agrigentino e due massoni che ricoprivano il ruolo di maestri venerabili di due distinte logge. Tra questi ultimi anche un funzionario regionale in servizio all'assessorato all'Energia di Palermo. Per gli inquirenti sarebbe stato proprio lui a consentire ai clan di portare a termine i propri affari in vari settori grazie alla sua rete di conoscenze nella pubblica amministrazione. "Ma chi minchia ci deve fermare più?", ripeteva il funzionario intercettato dagli inquirenti nonostante le sue continue precauzioni.

Secondo la procura il funzionario pubblico “ha sistematicamente messo a disposizione della consorteria mafiosa la privilegiata rete di rapporti intrattenuti con altri massoni professionisti ed esponenti delle istituzioni”. Secondo quanto  scrivono i pm nel provvedimento di fermo, "l'associazione mafiosa ha avuto garantita la disponibilità" di due maestri "e l'utilizzo di importanti canali massonici, ottenendo vantaggi consistenti". Per i pm l'inchiesta ha accertato "qualificate dinamiche associative funzionali alla infiltrazione di rilevanti attività imprenditoriali in via di realizzazione nell'agrigentino". Il riferimento è ai lavori per alla realizzazione di un importante complesso turistico alberghiero  e altre attività edili in zona.

Non solo,l'associazione mafiosa, oltre ad avere la disponibilità e l’utilizzo di importanti canali massonici, ha ottenuto anche l'ammissione di alcuni suoi esponenti alla loggia con notevoli vantaggi circa informazioni riservate e interessamento di professionisti compiacenti. Come contropartite i massoni ottenevano vari favori "che soltanto una struttura criminale come quella mafiosa poteva garantire". Tra questi ad esempio la richiesta di intervenire  al fine di costringere con metodi mafiosi un imprenditore restio ad onorare un debito nei confronti di una persona vicine al massone.

Commissione Antimafia: "Obbligo di dichiarare appartenenza a massoneria anche per funzionari"

Dopo gli arresti, dura la posizione del presidente della Commissione Antimafia regionale Claudio Fava. "La commissione antimafia intende capire quanto sia diffusa, conosciuta e tollerata la presenza di affiliati alla massoneria nell'amministrazione della Regione Sicilia, anche alla luce dell'indagine della Dda di Palermo sui legami tra Cosa nostra, massoneria e burocrazia regionale" ha dichiarato infatti Fava, spiegando di voler valutare "se aprire a settembre un'indagine sul rapporto fra massoneria, enti locali e amministrazione regionale, tenuto conto delle molte inchieste in corso in tutte le Dda siciliane". Per il presidente dell'antimafia "è urgente estendere l'obbligo di dichiarazione dell'appartenenza alla massoneria, già in vigore per legge per tutti i parlamentari siciliani, anche ai funzionari e ai dirigenti della Regione".