Dopo ore di apprensione e di intensa attività diplomatica, si è concluso in breve tempo e nel migliore dei modi la vicenda del peschereccio Tramontana, l'imbarcazione della marineria di Mazara del Vallo, nel Trapanese abbordato e sequestrato martedì scorso da una motovedette libica e costretto a dirigersi vero il porto di Misurata, nel paese nordafricano. Il motopeschereccio e tutti i sette membri dell'equipaggio, cinque mazaresi e due cittadini tunisini, sono stati rilasciati dalle autorità locali e stanno facendo ritorno verso l'Italia. Lo ha reso noto nelle scorse ore Palazzo Chigi, assicurando che tutti i pescatori stanno bene. "Il motopeschereccio Tramontana con il suo equipaggio al completo ha lasciato il porto di Misurata per fare rientro in Italia" si legge in un nota della Presidenza del consiglio che sottolinea il tempestivo intervento delle autorità diplomatiche  per una rapida conclusione della vicenda.

"L’immediato e coordinato intervento della Presidenza del Consiglio, del Ministero degli Esteri e dell’Ambasciata d'Italia a Tripoli con il Governo di accordo nazionale di Tripoli e con le autorità locali di Misurata ha consentito di raggiungere rapidamente una positiva conclusione di una vicenda che rischiava seriamente di complicarsi" hanno precisato infatti dal governo spiegando che il peschereccio Tramontana era stato sottoposto a un fermo amministrativo da parte della Guardia costiera libica mentre pescava nel Golfo della Sirte.

Il sequestro del peschereccio Tramontana

L'allarme era scattato martedì quando l'imbarcazione, uscita in mare circa un mese fa e con rientro previsto a Ferragosto, era stata abbordata da una motovedetta libica. Uomini armati erano saliti a bordo e avevano costretto il capitano Nicolò Bono a dirigersi a Misurata. In un primo momento non erano chiare le ragioni del sequestro anche se si pensava fossero collegate all'attività di pesca in acque definite ad alto rischio dal Ministero degli esteri. In effetti i libici che fanno capo al Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez al-Sarraj hanno messo sotto accusa il peschereccio in quanto a loro dire non aveva alcuna autorizzazione rilasciata dalle autorità libiche. La Farnesina si era subito attivata riuscendo in poche ore ad ottenere il rilascio