Per le sue strampalate teorie su una presunta "superiorità di genere" degli uomini sulle donne nel campo della ricerca Alessandro Strumia, 50 anni, lo scorso anno venne cacciato dal Cern di Ginevra: lo scienziato intervenne durante un convegno dichiarando limpidamente che "la fisica è stata costruita dagli uomini", invitando le donne a "non lagnarsi perché non sono discriminate" e sostenendo che nella scienza "non si entra con un invito". Per finire Strumia sostenne che "gli uomini preferiscono lavorare con le cose, le donne con le persone" e che esistono "differenze nei sessi già nei bambini, prima che l'influenza sociale intervenga". Dichiarazioni che fecero perdere al cinquantenne l'affiliazione con il Cern, l'organizzazione europea per la ricerca nucleare diretta dall'italiana Fabiola Gianotti che si dichiarò profondamente offesa per quelle sparate.

Le conseguenze subite evidentemente non sono state sufficienti. Come racconta Repubblica, infatti, Strumia ha perseverato nelle sue convinzioni sul ruolo delle donne nella ricerca scientifica trasformando le sue opinioni in grafici ed equazioni sul numero delle donne ricercatrici e su quanta carriera fanno riuscendo a trovare anche una rivista scientifica disposta a pubblicare il suo "Questione di genere in fisica fondamentale". Si tratta di Quantitative Science Studies, un giornale nato di recente affiliato alla casa editrice del Mit di Boston. L'articolo di Strumia è stato approvato ma non ancora pubblicato, se non sul suo blog personale, e secondo alcuni scienziati sarebbe un condensato di difetti e affermazioni non dimostrate. la prima "stroncatura" è arrivata sul sito Sciencemag ed è stata firmata da un revisore dell'articolo del 50enne pisano.

Tra le critiche alle tesi di Alessandro Strumia c'è quella di Speranza Falciano, scienziata di 65 anni la scienziata, membro della giunta dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che sempre a Repubblica ha commentato. "La carriera scientifica è dura e impone sacrifici. Le donne hanno risultati migliori all'università e al dottorato. Poi spesso rinunciano. Sanno che dovranno farsi strada in un mondo quasi tutto maschile e che la scelta della carriera potrebbe pesare sulla vita privata. La questione della disparità delle donne nella scienza esiste ed è ora di risolverla, non di fare polemiche inutili e dannose".