26 Settembre 2017
11:33

“Il grano estero è sicuro”: lo conferma il Ministero, ma Coldiretti insorge

Il Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine non ha rilevato irregolarità in alcun campione di grano importato analizzato. Ma il Responsabile sicurezza alimentare Coldiretti: “Per il canadese il limite dei fitofarmaci è tre volte quello permesso da noi”.
A cura di Susanna Picone

La conferma è arrivata dal Ministero della Salute: il grano estero è sicuro. Il Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine, pubblicato il 18 settembre 2017, non ha infatti rilevato irregolarità in nessun campione importato analizzato. Nel dettaglio, sono stati analizzati e sono risultati conformi ai controlli sulle micotossine sia i campioni di grano duro proveniente da Messico, Canada, USA, Ucraina, sia quelli di grano tenero proveniente da Ucraina, Canada, Russia, Usa, Moldavia e Kazakhstan. “Finalmente quello che ribadiamo da anni è stato confermato anche dall’organo di controllo più autorevole: la pasta è buona e sicura –  ha detto Riccardo Felicetti, presidente di AIDEPI – ci auguriamo che questi dati allentino la tensione di questi ultimi mesi, frenando le insinuazioni e le accuse di chi ha strumentalmente lanciato una campagna per screditare la qualità e la salubrità delle materie prime della pasta. Come i presidi al porto di Bari per annunciare il sequestro di grano importato ‘fuorilegge’, o ‘tossico’, che si è rivelato poi perfettamente in regola, o il lancio di una ‘battaglia del grano’ inutile e autolesionista per l’unità di intenti e la competitività della filiera italiana del grano duro e della pasta”. Secondo i pastai italiani mettere in dubbio la sicurezza del grano duro significa gettare un’ombra ingiustificata sull’operato delle aziende, sull’efficacia del sistema dei controlli. Per Felicetti, “ogni nave che entra nel porto viene controllata. Ed è solo l’inizio: poi arrivano i controlli UE, quelli delle autorità italiane, quelli dei molini, e infine quelli delle aziende pastaie. Che se non riconoscono come valido il prodotto lo rimandano indietro”.

Da Coldiretti è arrivato il commento di Rolando Manfridini, responsabile sicurezza alimentare. “Che i campioni analizzati dal ministero della Salute siano conformi ci fa piacere – si legge su Repubblica – se fosse stato il contrario il problema sarebbe stato gravissimo. Però lo stesso ministero della Salute, nel 2016, ha diffuso un rapporto sui fitofarmaci, nel quale si attestava che nel grano canadese il limite era tre volte superiore a quello stabilito in Italia”. Sotto accusa c'è sempre il glifosato sul quale si è pronunciata anche l'Agenzia europea per le sostanze chimiche stabilendo che il pesticida non è cancerogeno e non provoca mutazioni genetiche, ma "danni agli occhi" ed è "tossico con effetti duraturi sulla vita in ambienti acquatici". "Ora anche la Francia ha proibito il glifosato – così Manfredini – i Paesi da cui importiamo il grano, soprattutto il Canada, lo usano sul 98 per cento delle coltivazioni. Se è vero che il grano italiano non basta, è altrettanto vero però che il consumatore dovrebbe sapere qual è la differenza tra un cereale maturato al sole in modo naturale come il nostro e uno maturato chimicamente".

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