“Me lo potete togliere?" è l'assurda richiesta di una donna italiana all'indirizzo di alcune maestre che, dopo uno spettacolo, stavano riaccompagnando su un autobus di linea la loro scolaresca tra cui il bimbo straniero e disabile vittima delle attenzioni della signora. A raccontare l'episodio di razzismo ai danni del piccolo a cui ha assistito in prima persona è stata Cinzia Pennati, maestra di una scuola primaria di Genova che con le sue colleghe e i piccoli alunni martedì scorso era di ritorno da una gita a teatro a Sestri Ponente. "Succede che sali su un autobus con la tua classe per un’uscita didattica, succede che il viaggio è abbastanza lungo, succede che cerchi di sistemare i bambini in modo di averli tutti sotto controllo. Loro sono diciannove, noi insegnanti in tre. Succede che uno di loro finisca vicino ad una signora, lui non è bianco, non è italiano, ed è disabile, parla pochissimo, ma ha gli occhi buoni e intelligenti. La signora vicino a lui contorce la bocca e inizia a lamentarsi. ‘Poi non pagano nemmeno il biglietto!' esclama" racconta l'insegnante sul suo blog Sosdonne.

Le maestre si sono chieste se fosse giusto tacere per non turbare i bambini ma poi hanno pensato di no, che non si poteva stare zitti di fronte ad u simile gesto e hanno reagito. "I bambini ci guardano, è difficile essere insegnanti in quel momento, devi proteggerli, non esporli, ma come? Stando zitte, facendo finta di niente per non urtargli l’animo? Poi pensi allo spazio che il silenzio può lasciare al razzismo, a quello che è successo nel passato dentro a questo spazio, e tu sei un’educatrice, pensi a Rosa Park e pensi che era il 1955 e queste cose accadevano tanto tempo fa, non oggi a Genova, nella tua città, con i tuoi bambini" ha scritto Cinzia Pennati

"Io e le mie colleghe la guardiamo incredule, non vogliamo credere che stia succedendo, lei continua, borbotta, è davvero infastidita. Così, per farla tacere, una di noi le risponde che il biglietto i bambini ce l’hanno e l’hanno pagato tutti" ha ricostruito l'insegnante. La donna però non ha ceduto e ha rincarato la dose. "La signora, se così si può chiamare, a un certo punto guarda il nostro piccolo con disprezzo, e ci chiede: ‘Me lo potete togliere?'. Non è infastidita dalla sua disabilità, perché, a volte, succede anche questo, ma dal colore della sua pelle" ha spiegato la maestra.

A questo punto è intervenuta un'altra insegnante che ha invitato la donna ad allontanarsi. "La signora si alza, si siede vicino ad un’altra nostra bambina e le sorride, lei va bene perché è bianca, è bionda, parla italiano. Forse pensa che le assomigli, ma non è così" scrive ancora  Pennati. a questo punto però è lei a prendere l'iniziativa : "A me sale la rabbia, è giusto stare zitte? così, ritorno dalla signora, faccio spostare la nostra bambina ‘bianca’ in un altro posto e le dico: ‘Lei merita di stare da sola, qui i diritti sono di tutti, il mondo non è suo!' e mi sposto al centro dell’autobus. Lei continua a lamentarsi, inveisce contro di me, le mie colleghe le rispondono a tono, finché non tace. Prima di scendere mi passa davanti, mi picchietta il braccio tre volte con forza: ‘Non mi hai fatto paura' mi dice come se il problema fosse chi è più forte tra me e lei. Non ha capito niente, nessuno voleva farle paura, solo farla ragionare che il mondo è di tutti, soprattutto dei bambini e lei non ha più diritti degli altri”. "Io e le mie colleghe ci siamo guardate, avevamo gli occhi lucidi. Siamo state in silenzio fino a scuola" ha concluso Pennati.