La scelta di farsi ritrarre in una foto sorridente sotto l'epigrafe di una delle vittima dell'incidente di Jesolo in cui sono morti quattro ragazzi tra i 22 e i 23 anni e di pubblicarla poi online è costata carissima a un uomo di 33 anni residente nella stessa zona del Veneziano. Il trentatreenne infatti prima è stato raggiunto da sconosciuti e brutalmente picchiato, infine è stato minacciato pesantemente tanto da spingerlo a lasciare la città. "Troppe minacce, lascio il paese e chiuderò il bar", ha spiegato a il Gazzettino l'uomo che è padre di famiglia e titolare di un'attività. Non solo, l'uomo ha già fatto allontanare i suoi parenti più stretti per lo stesso motivo e ora è pronto a raggiungerli. Il 33enne infatti sarebbe stato oggetto di minacce gravissime che fanno riferimento non solo per la sua incolumità ma anche a quella dei familiari. "Ho ricevuto minacce social da tutta Italia. Non ho più vita, temo per la mia  incolumità e quella di mia moglie e mio figlio. Ho la vita rovinata" ha dichiarato l'uomo.

Il suo incubo è iniziato con il post in cui lo si vede sorridente sotto all’epigrafe di uno dei ragazzi morti nella sciagura, Giovanni Mattiuzzo. Qualcuno ha notato lo scatto e lo ha inviato alla sorella della vittima che ha rilanciato la foto accusando gli autori di oltraggio alla memoria del defunto. "Dopo aver seppellito mio fratello vengo a conoscenza di un post di cattivo gusto. A me non frega un c. se avevate bevuto o fumato perché delle persone che si permettono di agire in questo modo davanti a una tragedia del genere devono finirla" aveva scritto la sorella di Giovanni. Da quel momento per l'autore è iniziata un lunga serie di minacce. Identificato, infatti, è stato preso di mira sui social con pesantissime minacce anche di morte e infine aggredito.

"La foto era stata scattata per far capire che ero stanco ‘morto' dopo 14 ore di lavoro. Non ci ho fatto caso, non ho guardato l'immagine alle mie spalle. Non conoscevo nessuno di quei ragazzi e non seguo la cronaca" ha spiegato l'uomo, ricostruendo: "La foto l'ha scattata e postata su Facebook un mio amico e il giorno dopo molte persone mi hanno telefonato segnalandomi che nello scatto c'era uno dei ragazzi vittima dell'incidente. Mi sono accorto della figuraccia. A quel punto ho contattato l'autore, fatto rimuovere tutto e pubblicato le nostre scuse, ammettendo l'errore: il tutto mercoledì 17 luglio". Il post però era già diventato noto e qualcuno lo ha fotografato e rilanciato. "Mi assumo le mie responsabilità, so di aver sbagliato. Ma non è colpa mia se qualcuno ha voluto riaccendere quanto si era spento perché avevo fatto rimuovere tutto in modo tempestivo" ha sottolineato ancora il 33enne rivelando: "Mi è stato detto che merito di essere ammazzato di botte o bruciato con l'acido in piazza".