La procura di Firenze ha chiesto la massima pena – quella dell'ergastolo – nel processo con rito abbreviato a carico di Niccolò Patriarchi, l'uomo di 34 anni che poco più di un anno fa uccise a coltellate il figlio di un anno durante una lite in famiglia a Scarperia (Firenze), e poi tentò di fare lo stesso con la convivente e con la figlia di 7 anni. La sentenza è attesa per il 24 ottobre. Stando a quanto emerso, prima della tragedia la donna aveva presentato diverse denunce a carico del convivente. In una perizia eseguita sul 34enne, nell'ambito di una precedente inchiesta per maltrattamenti, sempre verso la convivente, è scritto che l'uomo era socialmente pericoloso e che per questo doveva curarsi ma poteva essere controllato con i farmaci.

L'omicidio di Michele Patriarchi dopo una banale lite familiare

Il brutale omicidio del piccolo Michele Patriarchi risale al 14 settembre del 2018. Erano circa le 20 quando l'uomo – dopo aver sentito squillare il telefono cellulare della compagna – ebbe uno scatto di ira terrificante: "Eravamo a casa e si stava mangiando – ha raccontato la donna, Annalisa Landi, nel corso del processo – e Niccolò si è alzato; era sul divano col suo cellulare quando è squillato il mio telefono. Mi chiamavano dal lavoro per chiedermi un'informazione e a lui questa cosa ha urtato, quindi mi ha preso il cellulare e poi è tornato sul divano. Io sono andata lì e gli ho detto: ‘Ascoltami, abbi pazienza, mi puoi dare il cellulare? Mi serve'. ‘No, non te lo do il cellullare', mi rispose. Non so se mi abbia visto scrivere un messaggio ma da lì si è arrabbiato". L'uomo ha quindi afferrato un coltello e ucciso il figlio, di appena un anno, ferendo anche Annalisa alle braccia e alla testa. Alla scena assistette anche l'altra figlia della donna, di 7 anni, fortunatamente rimasta illesa.

L'allarme venne dato ai carabinieri dalla madre della donna: "E' stato ammazzato mio nipote", disse nel corso di una telefonata al 112, spiegando che l'assassino era il padre del bambino. I militari, arrivati subito sul posto, si trovarono davanti a una scena raccapricciante con il piccolo e la madre in un lago di sangue. Immobile, in evidente stato di shock, con la camicia ricoperta di sangue, anche il 34enne che venne immediatamente fermato.

Una perizia psichiatrica compiuta su Niccolò Patriarchi ha stabilito tre mesi fa che l'uomo risulta affetto da un "grave disturbo della personalità" e deve essere considerato "una persona socialmente pericolosa", tuttavia è in grado di "comprendere il contesto giudiziario in cui si trova" e dunque è in grado di sostenere un processo.