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28 Aprile 2022
20:56

Epatite acuta di origine sconosciuta nei bimbi sani, in Italia segnalati 20 casi

Secondo i dati dell’Ecdc, finora sono 55 i casi di Epatite acuta grave segnalati da Paesi Ue. In Italia una ventina di casi di cui solo 10 sono probabili.
A cura di Antonio Palma
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L'epatite acuta grave di origine sconosciuta che ha colpito decine di bambini sani in tutta Europa al momento sembra avere una incidenza molto bassa in Ue, anche se attualmente il rischio non essere valutato con precisione, sono le conclusone in a cui è arrivato al momento il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Edc facendo il punto sui diversi casi segnalati i dodici paesi dell'Unione Europea oltre che in gran Bretagna. Secondo i dati dell'Ecdc, fino a mercoledì erano circa 55 i casi di Epatite acuta grave da eziologia sconosciuta segnalati da Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, Italia compresa. Per questo al momento "L'incidenza nell'Ue/See è molto bassa" spiegano gli esperti nell’ultimo aggiornamento. "Poiché l'agente eziologico dei casi di Epatite acuta segnalati rimane sconosciuto e sotto indagine, il rischio per la popolazione pediatrica europea non può attualmente essere valutato con precisione", aggiunge però l'ente Ue.

L'Ecdc spiega che in questo momento "non può essere quantificata la probabilità di vedere un aumento dell'Epatite acuta grave di origine sconosciuta nei bambini, a causa della mancanza di evidenza riguardo all'agente eziologico, alle vie di trasmissione e ai fattori di rischio". L'ipotesi è che ci possa essere un collegamento con un'infezione da adenovirus perché nel Regno Unito è stato osservato un aumento della circolazione di adenovirus nei bambini piccoli in coincidenza con l'aumento di questi casi.  Se viene provato che l'adenovirus è l'agente che causa o contribuisce a questo fenomeno, allora "simili aumenti nella circolazione dell'adenovirus potrebbero portare a un aumento dell'EPATITE grave nei bambini di altri Paesi europei". In ogni caso "con attività di sorveglianza rafforzate – precisa l'Ecdc – ci aspettiamo che saranno identificati e segnalati più casi". Considerando che alcuni dei casi segnalati hanno richiesto il trapianto di fegato, aggiunge l'ente Ue, "il potenziale impatto per la popolazione pediatrica colpita è considerato elevato. Le capacità di trapianto e di supporto ai pazienti pediatrici con insufficienza epatica variano ampiamente tra i Paesi dell'Ue. Per l'Ecdc quindi "la priorità è determinare la causa, la patogenesi della malattia e i fattori di rischio per la gravità dei casi".

L'alert dell'Ecdc sul fenomeno è scattato a seguito della segnalazione iniziale del 5 aprile di un aumento di casi da parte del Regno Unito che al momento ha identificato oltre cento casi, in pazienti di età pari o inferiore a 10 anni. Casi sporadici sono stati segnalati da altri Paesi del mondo  come Canada, Israele, Giappone e Usa. Secondo l'Ecdc in Italia so stati segnalati 17 casi in varie regioni italiane. Otto casi sono considerati probabili, mentre nove sono in attesa di classificazione. L'età dei casi non è stata confermata ma tutti i bambini hanno meno di 16 anni. Solo due casi sono risultati positivo all'adenovirus. . Per quanto riguarda l'infezione da COVID-19, solo un paziente è risultato positivo al test. "La causa di queste epatiti nei bimbi non è ancora nota, in Italia ci sono 20 casi sospetti e solo 10 sono probabili, tutti, al 100%, non correlati al Covid" ha speigato però  a Rai Radio1 il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

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