“L'Italia sta vivendo una situazione drammatica a causa della diffusione dell'infezione da Covid-19 e i professionisti sanitari stanno pagando un tributo altissimo”, è il grido di dolore lanciato oggi in una lettera pubblica dal presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, alla luce del nuovo pesantissimo bilancio dei morti tra i camici bianchi. L'elenco dei medici che non ce l'hanno fatta infatti si allunga di ora in ora e ora sul lo stesso portale FNOMCeO i nomi dei deceduti sono 37. Sale anche il numero degli operatori sanitari contagiati dal Coronavirus in Italia che, secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, sono saliti a 6205, vale a dire più del 9% dei casi totali. "Sono dati peggiori di quelli registrati in Cina che si è fermata a 3300 sanitari contagiati e 23 decessi" ha aggiunti Anelli.

"Medici senza mascherine, guanti e camici"

Nel suo intervento sul British Medical Journal, a nome di tutti gli Ordini dei medici italiani, Anelli ha denunciato la situazione nel nostro Paese e ha chiesto di sbloccare immediatamente le forniture di dispositivi di protezione individuale per i sanitari e di eseguire i test a risposta rapida, seguiti da tamponi, in maniera sistematica a tutti gli operatori sanitari, sia nel pubblico che nel privato, che mostrano sintomi di infezione da Covid-19 anche lieve e in assenza di febbre. "È lecito supporre questi eventi sarebbero stati in larga parte evitabili se gli operatori sanitari fossero stati correttamente informati e dotati di sufficienti dispositivi di protezione individuale adeguati: mascherine, guanti, camici monouso, visiere di protezione, che invece continuano a scarseggiare o ad essere centellinati in maniera inaccettabile nel bel mezzo di un'epidemia a cui pure l'Italia si era dichiarata pronta solo a fine due mesi fa", ha scritto Anelli.

"Modello ospedalo-centrico inadeguato a contrastare epidemia di coronavirus"

“È da queste considerazioni che siamo partiti per lanciare il nostro appello e le nostre richieste dalle pagine del British Medical Journal affinché possano farne esperienza e trarne le dovute indicazioni anche tutti i colleghi delle diverse parti del mondo dove ancora ci sono margini di tempo per prepararsi" si legge ancora nella lettera aperta, aggiungendo. “In particolare abbiamo voluto sottolineare l'inadeguatezza del modello ospedalo-centrico per far fronte ad epidemie di questa portata, com'è diventato evidente dopo la chiusura di interi ospedali in Italia per la diffusione dell'infezione tra medici, infermieri e pazienti. Errore fatale è stato e in taluni casi rischia di continuare ad essere l'assenza di percorsi dedicati esclusivamente al Coronavirus quanto ad accesso, diagnostica, posti letto e operatori sanitari. Inoltre, va chiarito che nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, come si è forse erroneamente immaginato: è sul territorio che va espletata l'identificazione dei casi con test affidabili ma anche con rapidi kit di screening e la sorveglianza con la tracciabilità dei contatti, il monitoraggio e l'isolamento.