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3 Novembre 2017
12:59

Cuneo, un caso di tubercolosi alla scuola acconciatori di Saluzzo: colpito studente cinese

Ora dovranno essere sottoposti a profilassi tutti gli studenti che condividono gli spazi scolastici con il giovane che ha contratto la malattia. Si tratta di un ragazzo cinese che vive a Barge.
A cura di Susanna Picone
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All’ospedale “Amedeo di Savoia” di Torino, centro regionale di riferimento per le malattie rare ed infettive, è stato riscontrato un caso di tubercolosi polmonare contratta da un ragazzo cinese che vive a Barge, nel Cuneese. Il giovane colpito dalla malattia frequenta la classe prima del Cnosfap, il Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione e Aggiornamento Professionale, di Saluzzo, dove segue il corso per aspiranti acconciatori. All’interno dell’istituto avrebbe condiviso gli spazi comuni della scuola insieme ad altre decine di studenti. Nello specifico, l’Asl Cn1 fa riferimento all’aula laboratorio, che ospita tre classi in totale e le aule studio, con tutti i ragazzi iscritti al Cnosfap. Da quanto si apprende, si parla di un totale di 240 persone che dovranno essere sottoposte a profilassi. Il Servizio di igiene e sanità pubblica Asl della città di Saluzzo si è prontamente attivato in merito, articolando una linea d’azione su più fronti.

Controlli sui compagni di scuola del ragazzo – La pneumologa dell’Igiene pubblica Emanuela Murialdo incontrerà martedì i genitori di tutti gli studenti in una riunione informativa presso l'Oratorio Don Bosco di Saluzzo. L’Asl spiega che in questa sede verranno fornite tutte le informazioni necessarie sulle modalità di controllo dell'infezione e della sua diffusione. Domenico Montù, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl, ha spiegato che a fine settimana inizieranno i controlli, con test tubercolini intradermici o su sangue, nei compagni di scuola del ragazzo, identificati come i soggetti più a rischio per tempi e luoghi di esposizione. In base agli esiti dei primi test si valuterà se estendere il controllo anche agli altri studenti dell'Istituto. “In base a precedenti esperienze del nostro Servizio l'ipotesi di questo secondo intervento è comunque molto probabile. Questi interventi sono efficaci per controllare la diffusione della malattia e la sua replicazione in altri soggetti”, ha aggiunto Montù.

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