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3 Dicembre 2017
13:37

Corato, la mamma che ha denunciato il figlio ai carabinieri: “Mi odia, ma lo farei ancora”

Daniela Manzitti, in una intervista al Corriere della Sera, ha ribadito di non essere pentita della sua decisione di aver denunciato il figlio Michael, evaso dai domiciliari. “Tornando indietro, lo rifarei. Vorrei che don Mazzi lo accogliesse nella comunità per dargli una seconda possibilità”.
A cura di Ida Artiaco
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Daniela Manzitti e il figlio Michael.
Daniela Manzitti e il figlio Michael.

È tornata a parlare Daniela Manzitti, la donna di Corato, Puglia, che alla fine dello scorso mese di ottobre aveva denunciato ai carabinieri suo figlio Michael per evitare che prendesse una strada ancora peggiore di quella che aveva già intrapreso. Lo ha fatto in una intervista al Corriere della Sera, in cui ha ribadito di non essere pentita della sua decisione ed anzi che lo rifarebbe pur di salvare il ragazzo 24enne, latitante da tre mesi. Era, infatti, all’ospedale di Terlizzi per assistere all’ecografia della compagna con cui avrebbe saputo se era in arrivo un maschio o una femmina quando è stato fermato dalle forze dell'ordine. "Ti odierò per il resto della mia vita", ha urlato alla madre prima di essere trasferito nel carcere di Trani, come aveva anticipato la donna in una lettera pubblicata dal giornale online della cittadina dove vive, Coratolive.it.

Michael era evaso dai domiciliari. Stava scontando una condanna per rapina, furto e spaccio e la madre ha deciso di "aiutarlo". "Non ci siamo più visti da allora – ha raccontato al giornale di via Solferino -. Ai colloqui sono andati la compagna e il mio terzogenito, che ha sedici anni. Lei ha cercato di minimizzare, dice che lui cambiava discorso quando provava a parlargli di me. Ma il piccolo me lo ha detto chiaro: Ma’, sta incavolato nero…". E fa, infine, un appello: "Tornando indietro, però, lo rifarei. Michael fa uso di stupefacenti, vorrei che don Mazzi lo accogliesse nella sua comunità: se per lui c’è una speranza, è solo andando via dal paese, dove non può essere altro che quello che è stato finora".

Da quando aveva 18 anni Michael, ha raccontato la donna, continuava a uscire ed entrare dal carcere. "Non voglio dire che è una vittima o che si è fatto trascinare. Ma l’infanzia è stata quella che è stata e io ho le mie responsabilità: dopo suo padre, ho avuto un compagno molto violento che ho lasciato quando è nato il mio terzo figlio. Poi, ho sempre lavorato di notte, come vigilante, di giorno ero stanca e forse non ho visto quello che avrei dovuto vedere. Ora spero che qualcuno gli dia una seconda possibilità".

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