Le residenze per anziani rischiano di essere, per la seconda volta in 9 mesi, i luoghi in cui il Coronavirus corre più veloce e fa più vittime. Secondo alcuni, addirittura, la situazione al momento sarebbe peggiore della prima ondata, da un angolo all'altro dell'Italia. Sono numerosi i focolai registrati solo negli ultimi giorni, a cui si accompagna un crescente numero di decessi. Basta scorrere le pagine dei quotidiani e dei maggiori siti di informazione per capire come lo tsunami di Covid-19 stia travolgendo di nuovo queste strutture e i loro ospiti. Nel 90% dei casi, nella sola Capitale, secondo le indagini dei carabinieri del Nas, a portare l'infezione dentro alle case per anziani sono stati medici e infermieri, seppur inconsapevolmente.

Qualche esempio? In Trentino il rapporto di domenica 8 novembre ha indicato 26 nuovi casi tra ospiti e operatori delle Rsa, di cui 15 asintomatici. Allarme anche in Puglia: venerdì scorso a Foggia tutti i 70 ospiti della struttura Fondazione Palena, inclusi 28 dipendenti, sono risultati positivi. In Irpinia, territorio campano, i cluster da giorni continuano a moltiplicarsi e ora sono numerosi e distribuiti su tutto il territorio della provincia di Avellino, con più di 100 casi tra Volturara Irpina, Savignano, Mirabella Eclano e Nusco. All'Rsa di Roccabianca, in provincia di Parma, sono stati registrati 22 positivi su 34 ricoverati più diversi operatori. In tutta la Toscana, secondo dati relativi agli ultimi giorni, sono 1.103 gli anziani ricoverati nelle Rsa positivi al Covid, quasi 1 su 9, a cui si aggiungono un centinaio di operatori. In Lombardia preoccupa il caso della casa per anziani di Olgiate Comasco, che, visto oltre l'80% di ospiti e operatori infetti, ha deciso di chiudersi in una bolla sanitaria, cioè nessuno potrà né entrare né uscire fatta eccezione per il personale che per esigenze familiari non può risiedere 24 ore al giorno nella struttura.

Insomma, la situazione è preoccupante, per questo il Ministero della Salute ha diffuso una circolare a tutte le Regioni per chiedere loro di intensificare i controlli sul rispetto delle linee guida che, proprio sulle Rsa, sono state preparate dall’Istituto superiore di Sanità. Le linee guida dettano una serie di regole, in tutto sono quasi 80, che queste strutture devono rispettare non solo per visite esterne, limitandosi agli ingressi programmati e per non più di mezz’ora, mantenendo distanziamento e mascherine anche una volta all’interno. L'obiettivo è non ripetere i numeri della prima ondata: tra il primo febbraio e la fine di aprile di quest’anno nelle strutture italiane ci sono stati 9.154 morti. Di questi, 680 erano risultati positivi al tampone, il 7,4%. Altri 3.092, il 33,8%, avevano avuto sintomi "simil-influenzali". Ma il rischio è reale.