Lara Bombonati, la foreign fighter italiana accusata di associazione con finalità di terrorismo, è stata condannata a 2 anni e 8 mesi di reclusione dalla Corte di Assise di Alessandria. I giudici hanno ritenuto la donna colpevole di aver fiancheggiato associazioni terroristiche di matrice islamica mentre era in Siria. Aveva abbracciato la fede islamica e sposato Francesco Cascio, un combattente italiano che risulta morto in battaglia. E' stata poi arrestata nel giugno 2017.

Lara Bombonati era stata arrestata la notte tra il 24 e 25 giugno di due anni fa a Tortona, nella casa della gemella Valentina. Senza fissa dimora, la ventottenne abitava tra la cittadina e la frazione di San Vito di Garbagna, sempre sulle colline tortonesi, dove c'è la casa estiva dei nonni materni. Lorenzo Repetti, l'avvocato che l'ha difesa nel corso del processo, ha sostenuto la tesi del disturbo di personalità della donna: "Auspichiamo che, indipendentemente dalla sentenza, sia curata in una struttura idonea".

Lara Bombonati ha ammesso durante il dibattimento di aver vissuto a lungo in Siria insieme al marito Francesco Cascio, siciliano, conosciuto nel 2010 in internet tramite un forum per autolesionisti. La fragilità della donna è stata evidente durante tutto il processo, nel quale ha ricordato – con un filo di voce – di essersi convertita all'Islam nel 2011: "Cercavamo un posto per professare la nostra fede senza essere derisi. Pensavamo di trovarlo in Turchia, poi in Siria, ma non fu così, eravamo emarginati ovunque”. Lara Bombonati (radicalizzata Khadija, così come Francesco divenne Muhammad) avrebbe preferito non trasferirsi in Siria: "Sarebbe stato meglio un Paese più stabile, dove avere un figlio”, ma il marito era determinato: “Io lo seguii, perché lui cominciava a manifestare i disturbi autoleisonistici del passato, che sembravano guariti, invece… Lo seguii, perché era tutta la mia vita”.