“La situazione è tranquilla, non c’è nessuno per strada: pochissime persone e nessun veicolo perché sono tutti bloccati, sia quelli pubblici che privati. Se qualcuno vede ora la città sembra una città italiana nei giorni di Ferragosto ma i pochi che camminano indossano tutti la mascherina così si capisce che c’è qualcosa”, così Lorenzo Mastrotto, italiano che vive dal 2006 in Cina, descrive a Fanpage.it la situazione per chi oggi vive sul posto ed è alle prese con l’emergenza da Coronavirus.

Per vivere lì quali sono le accortezze da usare?

Dal 23 gennaio siamo praticamente rintanati in casa, possiamo anche uscire perché non è vietato ma nessuno esce perché ci hanno fatto capire che è meglio restare dentro perché la trasmissione del coronavirus avviene attraverso il contatto con altre persone per via aerea, ad esempio attraverso la tosse, e dunque è preferibile non trovarsi in luoghi affollati e preferiamo stare tra di noi con la mia famiglia. Siamo in quattro persone compresi due bimbi e da tredici giorni siamo in quarantena, visto che il virus ha una incubazione di dieci-dodici giorni quindi dovremmo aver superato il pericolo imminente. Non vogliamo rischiare ulteriormente quindi stiamo a casa e usciamo solo per fare la spesa passando tutto il resto del tempo chiuso in casa.

In pratica limitate gli spostamenti solo quando è strettamente necessario?

Sì in realtà siamo fortunati perché abbiamo un supermercato aperto a duecento metri da casa nostra e al massimo ci siamo mossi fin lì senza andare da nessun’altra parte. Non abbiamo mai usato l’auto in questo periodo.

I tuoi figli non vanno a scuola?

In realtà le scuole era già chiuse in precedenza e lo sarebbero state fino al 10 febbraio e dunque siamo in periodo di vacanze. Sarebbero dovute ripartire tra qualche giorno come tutte le attività produttive ed economiche ma sappiamo già che resteranno chiuse ancora a lungo, forse fino a marzo. Ci stiamo organizzando per fare lezioni online e per tenere i bambini impegnati e non far perdere loro l’abitudine a fare i compiti e studiare. Ovviamente sono proprio i bimbi che soffrono di più, sono nervosi perché sempre in casa e quindi cerchiamo di fare dei giochi per farli stancare e riuscire a contenerli anche se lo spazio è ristretto.

Perché hai scelto di non tornare in Italia?

Siamo una minoranza di persone, io conosco cinque connazionali che hanno deciso di restare qui perché non abbiamo paura, non abbiamo mai ritenuto che la situazione fosse da pericolo di vita.  Abbiamo visto che c’è un’emergenza ma siamo tranquilli perché la situazione è gestita bene, ci dicono tutto e sappiamo abbastanza chiaramente cosa fare. Siamo informati e questo ci da la sensazione che le cose siano trattate in maniera corretta e abbiamo una certa fiducia verso le autorità locali e quelle sanitarie.

Altri connazionali sono tornati in Italia anche con moglie e figli cinesi anche se questi avevano solo passaporto cinese. È stato un grande risultato dell’Italia che altre nazioni non sono riuscite ad ottenere con le autorità cinesi. Anche io avrei potuto andare via con tutta la mia famiglia ma quando ne ho parlato in casa abbiamo pensato che eravamo abbastanza sicuri per rimanere. “Ovviamente siamo preoccupati, nei primi giorni più per il coronavirus ora più perché non sappiamo quando riusciremo a tornare alla normalità, a tornare a lavorare e andare a scuola”.

C’è un ragazzo italiano che è rimasto in Cina perché ha la febbre

Anche noi siamo stati coinvolti per accudirlo ma sono stati alcuni cinesi ad occuparsi di lui e a fare i salti mortali per prendersi cura del giovane. Questo va sottolineato anche in un momento in cui in Italia c’è la fobia dei cinesi. Ora fortunatamente i test sono stati negativi, è stato solo sfortunato da prendere la febbre al momento del rientro. Ora è tranquillo, l’ambasciata sta lavorando per cercare di farlo rientrare e speriamo che al più presto possa riabbracciare i familiari.

Come stai vivendo le notizie che arrivano dall’Italia

Effettivamente credo che ci sia una psicosi in Italia visto che ci sono solo due casi e si sa bene dove sono stati contagiati essendo cinesi originari di Wuhan. Preoccupante sarebbe se non sapessero dove sono stati contagiati dal coronavirus. Il ministero della salute è allertato, c’è un’emergenza ma la vera emergenza è in Cina, fuori dalla Cina i numeri sono molti bassi per scatenare una fobia.