"Mi hanno scritto che sarei stata pagata per girare il video, e che sarei persino una cantante in cerca di notorietà per andare a Sanremo". È tornata a parlare Clotilde Armellini, l'agente penitenziario di 37 anni e mamma di due bambini, che nei giorni scorsi aveva pubblicato sui propri canali social un video dal letto dell'ospedale dove si trova ricoverata per Covid. Il suo appello disperato aveva fatto il giro del web, ma l'aveva resa un facile bersaglio per haters e negazionisti ed alla fine si è vista costretta ad eliminare quel filmato. "La frase più gentile è stata di chi ha detto che ‘non si usa un cellulare in rianimazione’. Tanti invece hanno scritto di peggio, facendomi sentire persino in colpa verso la mia famiglia. Ho paura di aver ferito in qualche modo i miei cari, ed è l’ultima cosa che vorrei al mondo", ha detto al Resto del Carlino.

Eppure, ha aggiunto, "io ho voluto solo raccontare una storia ora purtroppo comune a mille altre, e cercare di far capire che il Covid esiste e non è un complotto dei potenti. Se la mia esperienza potrà evitare questa sofferenza anche a una sola persona sarò felice, almeno sarà servita a qualcosa". Clotilde ha raccontato di essersi sempre adeguatamente protetta, "non ho mai scherzato sulla mia salute nè su quella degli altri. Ho fatto tutto quello che mi hanno ordinato eppure non è bastato, questo maledetto virus è subdolo e ti prende anche se hai la guardia alta".

A contagiarla sarebbe stato un collega della polizia penitenziaria, che a sua volta era risultato positivo. Un passaggio in macchina, e qualche giorno dopo si è ritrovata con quel caso respiratore sulla testa, o, come lei stessa lo ha definito "quella boccia per pesci", che la tiene lontana dal marito e dai figli, di 4 e 5 anni, che a loro volta sono risultati tutti positivi: "Rischiano di finire, se mio marito sarà ricoverato, in una casa famiglia: eppure mi sono sentita definire un’attrice, ingaggiata per spaventare la gente. La verità è che sono io quella spaventata", ha detto ancora la donna. Alla quale, tuttavia, non sono mancate le manifestazioni d'affetto. "Mi ha chiamato anche il ministro della Difesa Bonafede, e temo di aver fatto una figura terribile –ha concluso Clotilde –: provava a telefonare ma io mettevo giù, non potevo parlare e non riconoscevo il numero. A un certo punto, scusandomi, gli ho scritto ‘chi sei?’, e a quel punto mi è arrivato il suo messaggio".