Killer spietato della mafia corleonese con all'attivo decine di omicidi ma che non si è mai pentito per le sue azioni criminali, è questo Leoluca Bagarella , il boss che nelle scorse ore ha aggredito con un morso un agente del Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, mentre veniva trasferito dalla cella del carcere sardo dove è rinchiuso alla stanza per il collegamento video con il tribunale di Palermo. Don Luchino, 78 anni a breve, è ritenuto esecutore e mandate di decine di fatti di sangue tra cui alcuni dei più gravi crimini mafiosi come la strage di Capaci, dove morirono Giovanni Falcone la moglie e gli agenti della scorta, l'assassinio del capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo,  sciolto nell'acido per punire il padre che si era pentito. Nato a Corleone nel 1942 da una famiglia di mafiosi, non si è mai discostato dall'ambiente criminale entrando a fare parte di Cosa Nostra da giovanissimo.

Leoluca Bagarella fedelissimi dei boss corleonesi

Amico di gioventù di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Leoluca Bagarella  era diventato uno dei fedelissimi dei boss corleonesi scalando i vertici mafiosi, una unione rafforzata dal matrimonio tra la sorella, Ninetta Bagarella, con lo stesso Riina. Una vita che non ha mai rinnegato nonostante gli siano stati  ammazzati due fratelli nelle guerre di mafia. Arrestato già negli anni '70 dopo una latitanza, erra stato scarcerato nel 1990  continuando la sua carriera criminale. Arrestato definitivamente dalla DIA il 24 giugno 1995 e sottoposto a decine di processi, è stato condannato a più ergastoli e sottoposto al regime di carcere duro del 41 bis. Dal carcere Leoluca Bagarella non sono no si è mai pentito ma non ha mai voluto collaborare  con la giustizia rimanendo tra i pochi boss in regime di cosiddetto ergastolo ostativo.

Le proteste di Leoluca Bagarella contro il 41 bis

Proprio il carcere duro del 41 bis , secondo gli inquirenti potrebbe essere il movente dietro al gesto eclatante di aggredire un agente proprio mentre era in corso un collegamento con un Tribunale per l'ennesimo processo in cui risulta imputato. "A mio avviso si tratta solo di un gesto per attirare l'attenzione sulla questione dell'abolizione del 41 bis, un'abolizione di cui si parla tanto. Non vedo nessun'altra ragione se non quella di attirare l'attenzione sulla questione del 41 bis” ha spiegato il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, Aldo di Giacomo. Del resto Bagarella in passato, proprio durante un'udienza alla quale partecipava in videoconferenza aveva già lanciato una protesta verso il sistema del carcere duro, indirizzato al mondo politico. Anche durante il carcere duro, inoltre, in diverse occasioni sono stati segnalati suoi episodi di violenza nei confronti di altri detenuti.