26 Giugno 2019
12:18

Bologna, 93enne in sedia a rotelle morì cadendo dalle scale della casa di riposo: 5 a processo

Cinque persone sono a processo con l’accusa di omicidio colposo per la morte di una donna di 93 anni avvenuta in seguito a una caduta nella casa di riposo che la ospitava a Pianoro (Bologna). Non avrebbero messo in atto le necessarie misure organizzative e di sicurezza per impedire il tragico evento.
A cura di Susanna Picone

Circa tre anni fa, nell’agosto del 2016, un’anziana signora di novantatré anni costretta a vivere su una sedia a rotelle cadde dalle scale della casa di riposo in cui era ospite, una struttura di Pianoro (Bologna). Gravemente ferita, la signora fu portata in ospedale dove morì pochi giorni dopo. Ora, a quasi tre anni di distanza dal tragico evento, cinque addetti della casa di riposo sono a processo a vario titolo per omicidio colposo. Sotto accusa in particolare ci sono due operatrici sociosanitarie e i responsabili della struttura. La procura contesta a tutti, in sostanza, l’omesso controllo della novantatreenne in sedia a rotelle.

Come ricostruito dalle cronache locali, la mattina del 24 agosto 2016 non sarebbero state previste, disposte né adottate misure di protezione idonee per evitare l’incidente. Quella mattina, più o meno all’ora nella quale gli ospiti vengono portati a fare colazione, la donna non autosufficiente (aveva problemi motori e non era pienamente lucida) era seduta sulla sedia a rotelle, assicurata con la cintura per non cadere. La sua stanza era l’ultima del corridoio, appena prima della porta a vetri che dà sulle scale. La porta della sua stanza era aperta e in qualche modo l’anziana riuscì a percorrere i pochi metri che la separavano dalle scale. Poi cadde giù con la sua sedia a rotelle. Portata all’ospedale Maggiore, l’anziana arrivò in condizioni gravissime con un trauma cranico. Morì il 7 settembre 2016.

Per “imperizia, imprudenza e negligenza”, secondo la Procura, non sono state previste misure che le impedissero di raggiungere la rampa delle scale, distante fra i cinque e i sei metri dalla stanza. La camera dell’anziana disabile, inoltre, era priva di serratura di sicurezza. La difesa punta sul fatto che l’accesso alle scale, per motivi di sicurezza, non poteva essere sbarrato e che le operatrici sociosanitarie non potevano chiudere la signora nella sua camera da letto né garantire una sorveglianza continua. I due figli della donna si sono costituiti parte civile.

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