La revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia per gravi inadempienze dopo il caso del crollo del Ponte Morandi di Genova è legittima e dunque non comporterebbe costi per lo Stato ma questo non mette al sicuro da possibili penali da pagare all'azienda in caso di ricorso davanti al tribunale. È questa in sostanza la conclusione a cui sono arrivati gli esperti della commissione tecnica istituita dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli nel marzo scorso a seguito della tragedia del crollo del viadotto Polcevera. Un report che fa esultare il M5s che fin da subito aveva chiesto un provvedimento contro la società autostrade. "A quanto stiamo apprendendo sarebbero emerse gravi inadempienze da parte di Autostrade (e dunque i Benetton) per quanto riguarda la manutenzione delle infrastrutture affidategli dallo Stato, incluso il Ponte Morandi ovviamente" ha scritto infatti il leader pentastellato Luigi Di Maio sostenendo che non c'è alcun rischio penali.

"Rispetto a quanto riportato da qualcuno in questi giorni, ovvero che laddove revocassimo la concessione ai Benetton l’Italia sarebbe costretta a pagare un risarcimento enorme, la Convenzione stessa parla chiaro: all’articolo 9 bis prevede che il diritto a indennizzo/risarcimento del concessionario sussiste “nel rispetto del principio dell’affidamento” ha aggiunto il Vicepremier su facebook, spiegando: "Di fronte a gravi inadempienze come il Ponte di Genova, dove persero la vita 43 persone innocenti, è evidente che questo principio viene a mancare.  Noi ci stiamo muovendo nel rispetto del contratto di concessione e nel solco dei contratti in essere. Perché chi investe in Italia deve sapere che è il benvenuto, che supportiamo il business, lo rispettiamo, ma nel massimo rispetto degli interessi nazionali! Andiamo avanti, come un treno!
Un abbraccio alle famiglie delle vittime del Ponte Morandi. Lo Stato, questo Stato, è con voi!".

In effetti la relazione dei tecnici ed esperti giuristi conferma che "il crollo del ponte ha comportato la mancata restituzione di un bene affidato ad Autostrade per l’Italia, che era tenuta a restituirlo integro. Ciò configura un grave inadempimento che consente la revoca unilaterale della concessione", in quanto il crollo "giustifica la perdita di fiducia dello Stato nell’operato di Aspi". Quindi "sono nulle (o comunque non applicabili al caso) alcune clausole della convenzione che prevedono risarcimenti per risoluzione anticipata".

Allo stesso tempo però il documento mette in guardia dal fatto che Aspi potrebbe comunque chiedere un risarcimento  in sede di contenzioso in Tribunale e non si può escludere che lo ottenga dai giudici. Un dettaglio importantissimo e confermato dalla stessa società che in una nota spiega che "La nullità delle clausole deve essere accertata giudizialmente" e che non può "un gruppo di lavoro del ministero, stabilire alcunché".