È ormai allarme per la moria di delfini lungo le coste della Toscana. Dopo i primi ritrovamenti sulle coste di Livorno, infatti, solo nell'ultimo mese sono saliti a 14 gli esemplari trovati senza vita in mare o spiaggiati in tutta la Regione. A renderlo noto è stata la stessa Arpat, l'agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, facendo il punto della situazione dei ritrovamenti. Gli ultimi tre casi  pochi giorni fa, due sempre nel Livornese e uno all’Isola del Giglio. Del resto grazie all'Osservatorio Toscano per la Biodiversità, ormai ogni spiaggiamento non sfugge più alla rete coordinata dalla Regione con Arpat, la Direzione Marittima e gli altri partner. In tutto dal 1 gennaio 2019 ad al 26 luglio si sono registrati 28 cetacei spiaggiati lungo le coste toscane. Numeri che secondo la stessa Arpat fanno parte di un trend che è ancora da considerarsi normale in regione visto che il mare toscano fa parte del Santuario Pelagos ma che è al limite .

A preoccupare è l'ultimo lasso di tempo e il tipo di specie colpita. Secondo l’andamento degli spiaggiamenti degli ultimi dieci anni, infatti, ogni anno in Toscana si spiaggiano mediamente 18 individui mentre quest'anno nel periodo 26 giugno-26 luglio 2019 gli spiaggiamenti in Toscana sono stati 11. Inoltre di solito ad essere interessati sono gli esemplari di Stenella mentre quest'anno sono interessati soprattutto gli esemplari della specie Ttursiope (Tursiops truncatus). Nel dettaglio , per il 2019 si elencano in totale 13 tursiopi, 12 stenelle, 1 capodoglio e 2 non identificabili a causa dell'avanzato stato di decomposizione. Degli ultimi 11 però ben 9 sono rappresentati quasi esclusivamente dal tursiope.

"Un’unica specie rappresentata ed il fatto che il numero è piuttosto elevato (anche se non in senso assoluto ma perché concentrati in relativamente pochi giorni), fa notizia e desta un po’ di preoccupazione" ammettono dall'Arpat, aggiungendo che un’altra particolarità che impensierisce "è rappresentata dal fatto che i delfini recuperati erano piuttosto freschi, morti da poche ore ed in alcuni casi (3 su 8) sono stati avvistati in grandi difficoltà, ma ancora vivi, subito prima del decesso, in acque molto basse o addirittura già fermi sulla battigia". Questo però ha permesso anche di poter analizzare nel profondo molti esemplari per capire l'origine di questa moria. Le analisi arriveranno tra qualche settimana e solo allora si potrà accedere un quadro più chiaro di quanto sta accadendo.