Dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata  Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco in provincia di Pavia, il mattino del 13 agosto 2007, Alberto Stasi è tornato questa mattina di nuovo in un'aula di Tribunale. Lo ha fatto al Palazzo di giustizia di Milano ma questa volta come parte offesa. Stasi infatti ha citato in giudizio una donna  accusata di diffamazione e minacce aggravate pubblicate attraverso  una pagina Facebook dedicata al Delitto di Garlasco di cui era una delle amministratrice. Stasi si è presentato in aula accompagnato e scortato dagli agenti della polizia penitenziaria per testimoniare contro l'imputata che a suo dire sarebbe una persona che aveva "un'ossessione" nei suoi confronti.

Stasi ha raccontato di essersi accorto della pagina nel dicembre 2011. "Avevano postato non solo che io avevo il codice dell'allarme della casa dei Poggi e altre frasi inerenti al processo per l'omicidio, ma anche inerenti alla mia vita personale, che facevo festini a sfondo omosessuale e gay", ha spiegato Stasi ricordando che gli insulti come "bastardo" e le "accuse come corruzione di periti e giudici e di vendita di organi umani". L'ex bocconiano inoltre ha raccontato di essere stato minacciato apertamente con farsi tipo  "Stasi sei finito, la pagherai, non basteranno i proiettili a fermare la parola divina".

Durante la sua deposizione davanti ai giudici Stasi infine ha raccontato di essere stato pedinato e fotografato dalla donna imputata mentre era nella sua auto in un parcheggio a Milano. "Se si leggono le centinaia di messaggi pubblicati si comprende l'ossessione di questa persona nei miei confronti" ha sottolineato l'uomo, spiegando che che la vicenda ha avuto un "impatto emotivo" su di lui e sulle persone che gli sono vicine