"Lo dovevo fare, è una questione di dignità, non si può attaccare un ragazzo di colore: è razzismo. E per me è inaccettabile". A parlare è Riccardo Lanzafame, da due anni gestore di uno storico locale, la locanda Malatesta, a Montescudo-Montecolombo, paesino in provincia di Rimini. Nel ristorante da novembre lavora un pizzaiolo, un ragazzo originario del Gambia, in Italia con un permesso per motivi umanitari  Nessun problema fino poche settimane fa, quando sulla pagina Facebook di Montescudo è comparso un commento, destinato a lui e al locale: “C’era scritto che non sono in grado di gestire la struttura – racconta al Corriere Riccardo Lanzafame – e che se fatto assumere un ragazzo africano a fare le pizze, tanto valeva che prendessi anche un Papa nero”. Il titolare chiede e ottiene che il commento sia rimosso dalla pagina. Ma da allora cominciano i problemi: “Nessuno più è entrato nel locale a prendere le pizze. Oppure telefonavano e le ordinavano per venirle a prendere, e poi non si presentava nessuno a ritirarle. Da quel giorno in pratica non abbiamo più lavorato” spiega il gestore della locanda Malatesta che però non si è arreso e fuori dalla struttura ha appeso un cartello: “In questo locale abbiamo assunto un ragazzo africano, se sei razzista non entrare”.

“Lui è un ragazzo bravissimo, sa fare le pizze. Quando gli ho detto dei commenti si è messo a piangere, non voleva più venire a lavorare, l'abbiamo convinto a restare. Perché questo razzismo? Mi hanno detto: hai un africano? Io non vengo più. Le persone devono farsi un esame di coscienza".

Masamba al mattino va alla scuola alberghiera, al pomeriggio va a Rimini per prendere il diploma di terza media, spiega ancora Lanzafame: “è molto educato, non mi sembrava vero di avere un ragazzo così a lavorare con me. Dal giorno di quel post però praticamente non abbiamo più avuto clienti, gli altri due camerieri se ne sono andati, e anche lui ha è andato via perché si è sentito responsabile di quello che stava succedendo. Io però – ci racconta ancora – l’ho richiamato e gli ho detto di tornare”. E conclude: “A Masamba ho detto che piuttosto non mangio io, ma i soldi per dargli lo stipendio li trovo. Io non ho paura, anche se il paese è contro di me, se dovrò andare via – conclude Riccardo Lanzafame – almeno lo farò a testa alta”.