In Occidente non sarebbe uno scenario accettabile, ma in Aarabia Saudita è un enorme passo avanti. È appena entrata in vigore nel Paese una nuova direttiva del ministero della Giustizia che cancellerà per sempre i cosiddetti ‘divorzi segreti', cioè quei casi in cui il marito mette fine al matrimonio senza neanche informarne la moglie.

Fino a ieri in Arabia Saudita era una prassi tollerata. Da questo momento in poi i tribunali saranno tenuti ad informare le mogli sulle sentenze di divorzio che le riguardano attraverso l'invio di sms sui loro telefoni. "Questo metterà fine a ogni tentativo di imbrogliare o impadronirsi dell'identità delle donne per assumere il controllo dei loro conti bancari e proprietà, usando procure precedentemente emesse", ha commentato un avvocato divorzista, Somayya Al-Hindi, citato dalla Saudi Gazette. Lo stesso avvocato ha riferito di diverse cause finite in tribunale di donne saudite che hanno continuato a vivere con i loro ex mariti non sapendo che questi avevano già chiesto ed ottenuto il divorzio. La nuova misura garantirà che alle donne vengano riconosciuti i loro diritti, compreso quello agli alimenti, una volta divorziate.

Il nuovo regolamento arriva dopo i decreti reali emessi nell'aprile del 2017 dal re Salman, perseguendo l'obiettivo di modernizzare i costumi, secondo il volere del principe ereditario Mohammed bin Salman. Secondo la legge, fino al 2017 sulle azioni delle donne vigilava e decideva soltanto il ‘guardiano', cioè una sorta di tutore, un padre, un marito o un fratello. Quello del ‘wali', il guardiano appunto, è uno dei pilastri della corrente wahhabita dell'Islam, ufficiale in Arabia Saudita e Qatar. Negli ultimi anni però è stata concessa maggiore libertà. Da giugno per esempio alle donne sono state rilasciate le prime licenze di guida. Poi è arrivata la possibilità di praticare sport all'aperto o assistere a eventi sportivi e concerti.

Le polemiche sulla Supercoppa italiana a Gedda

Nel Paese la separazione fra donne e uomini single resta tuttavia in pubblico, per esempio alla stadio, e questo ha suscitato le prese di posizione da parte del governo italiano, per la finale di Supercoppa italiana che si giocherà il prossimo 16 gennaio"Quella sera farò altro perché è un ossimoro che la finale della Supercoppa italiana si giochi in Arabia con i veli ed i burka. Da tifoso non la guarderò, farò altro", ha ribadito il ministro degli Interni Matteo Salvini. Le polemiche sono scoppiate giovedì, quando si è appreso il luogo scelto per ospitare il match Juventus-Milan, cioè la città di Gedda.

Per il presidente del Coni Giovanni Malagò l'indignazione da parte delle istituzioni italiane è solo un'ipocrisia: "Sul caso della Supercoppa a Gedda c'è il trionfo dell'ipocrisia da parte di tante persone", ha detto ai microfoni di Radio Anch'io lo sport ricordando che "la migliore offerta è stata quella dell'Arabia Saudita e che il bando è stato giudicato a luglio del 2018. Il problema è sorto con la vicenda dei biglietti, la donna che prima non poteva andare allo stadio ora ci può andare in determinati settori. Poi ovviamente tutto quello che succede in Arabia non mi trova d'accordo".

"La Lega di Serie A – ha detto ancora Malagò – è un ente privato, fa un bando e dice quale posto o città possono ospitare nei prossimi cinque anni la finale della Supercoppa. La migliore offerta è stata quella dell'Arabia Saudita, il bando è stato giudicato a luglio del 2018. Ricordo poi che stiamo facendo la danza della pioggia per riuscire a rivedere la Nazionale ai prossimi Mondiali che si terranno in Qatar, un Paese che ha leggi anche più restrittive dell'Arabia Saudita".