Il tradizionale Concerto di Natale con cui il Teatro alla Scala celebra le feste torna sabato 22 e domenica 23 dicembre con un programma di pagine sacre settecentesche. Capolavori di Antonio Vivaldi e Wolfgang Amadeus Mozart sono affidati alla bacchetta di Diego Fasolis, il maestro che ha tenuto a battesimo la formazione di strumentisti barocchi in seno all’Orchestra scaligera, e al Coro diretto da Bruno Casoni, mentre le voci sono quelle di Rosa Feola, Elisabeth Kulman, Mauro Peter, Gianluca Buratto e dell’allieva dell’Accademia Anna-Doris Capitelli.

La valorizzazione del repertorio sacro è uno degli assi portanti della strategia culturale scaligera voluta da Alexander Pereira, dall’inserimento di brani sacri nella Stagione Sinfonica alla creazione del Festival di Musica Sacra di Pavia, e in occasione del Concerto di Natale si incrocia con il progetto dedicato alla musica del ‘700 eseguita secondo prassi esecutiva storicamente informata.

Il Magnificat di Antonio Vivaldi

Il programma si apre con il Concerto in sol min. RV 517 per archi e basso continuo. Scritto da Vivaldi forse verso la metà del 1720 e primo di una serie di dodici concerti conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, questo Concerto appartiene alla categoria dei cosiddetti “concerti ripieno” o concerti a quattro, cioè senza solista e destinati a un complesso d’archi diviso in quattro parti.

Sarà eseguito, poi, il mottetto O qui coeli terraeque serenitas, qui affidato alla voce solista di Rosa Feola, risale con ogni probabilità agli anni del soggiorno romano di Vivaldi (verso la metà del 1725) e ai contatti di Vivaldi con il cardinale Ottoboni. A seguire, il successo del Magnificat ossecensis, composto da Vivaldi probabilmente tra il 1713 e il 1717, scritto per cinque solisti vocali, coro e complesso d’archi, non è un Magnificat esultante, trionfalistico, ma un cantico meditativo e di certezza nella fede.

Mozart per Leopoldo II e sua moglie

Segue poi il programma del concerto con la musica di Mozart. Si è a lungo creduto che la Missa in do magg. dovesse il suo nome alla celebrazione dell’incoronazione dell’immagine della Vergine, conservata nella chiesa di Maria Plain, un piccolo santuario nei dintorni di Salisburgo, anche se l’organico orchestrale piuttosto importante e il fatto che la composizione fosse completata il 23 marzo 1779, tre mesi prima dell’inizio delle celebrazioni, avevano alimentato forti dubbi. Oggi si è propensi a ritenere che il nome “Messa dell’Incoronazione” sia derivato a quest’opera dopo l’esecuzione nel 1791, sotto la direzione di Salieri, per l’incoronazione a Praga di Leopoldo II (la stessa occasione in cui Mozart presentò la Clemenza di Tito). Capolavoro dell’ultimo anno, invece, è l’Ave Verum Corpus K 618 è l’altra faccia del Requiem: qui una musica della più sublime sottigliezza armonica e contrappuntistica assume vesti dimesse e dimensioni contenute (appena 46 battute), contrapposte alle pagine più fiammeggianti di quel grande lavoro incompiuto.