Alberto Varvaro
in foto: Alberto Varvaro

Ieri, ventidue ottobre, è deceduto a Napoli Alberto Vàrvaro, uno dei più grandi maestri di filologia d’Occidente. Era nato in Sicilia nel 1934 ed è considerato unanimemente come un genio degli studi letterari. L’attività di ricerca di Vàrvaro è senza dubbio uno dei più grandi patrimoni dell’università italiana: il suo nome, dagli Stati Uniti al continente europeo, in atenei di prestigio come Harvard, Oxford o Cambridge, è stato affiancato a quello dei più grandi filologi romanzi della storia moderna: Menendez Pidal, Francisco Rico, Mario Roques.

Vàrvaro nacque nel 1934, a  Palermo, in un decennio in cui era infinitamente complesso, per un giovane di grandi capacità intellettuali, emanciparsi dai legacci e dai limiti di un contesto storico e sociale chiuso e provinciale quale era quello dell’inizio dell’era fascista in Sicilia, Sicilia che attraversò assieme ad un altro grande intellettuale italiano, Francesco Orlando suo amico fraterno e compagno di studi.

Alberto Vàrvaro è stato allievo di Salvatore Battaglia, anche egli uno dei più illustri filologi e linguisti del secolo scorso, ed ha contribuito enormemente al progresso delle discipline linguistiche e filologiche attraverso un’attività che si è estesa in ogni area del dominio romanzo ed in ogni sfaccettatura della sua disciplina: dalla linguistica delle lingue romanze, allo studio dei rapporti fra la tradizione folklorica e la tradizione letteraria per arrivare infine ai progressi, notevolissimi, che si devono a Vàrvaro nella teoria filologica.

Facciamo qualche esempio: Vàrvaro è stato il primo a definire con piglio critico i rapporti fra gli studi di filologia applicata nei testi romanzi (dal Medioevo in poi) e nei testi classici (soprattutto latini), attraverso la definizione di tradizione attiva e tradizione quiescente.

Vàrvaro ha sottolineato per primo quanto gli studi classicisti siano stati condizionati, fino anche alla modernità, dal principio di autorità: creando una tradizione quiescente che è intervenuta sui testi in maniera molto meno incisiva a causa dell’assai forte fissità normativa della lingua latina.

Vàrvaro ha scritto un dizionario etimologico del suo dialetto d’origine, il siciliano; ha aperto la strada, nel dibattito critico italiano, a contributi di importanza culturale enorme come quelli di Zumthor o di Jauss; ha curato un edizioni critiche delle opere in siciliano di Pirandello; ha fornito un grande contributo alla grande enciclopedia tematica dedicata dalla Treccani alla figura di Federico II, e ha  fornito, praticamente in ogni settore delle discipline filologiche, un contributo decisivo.

Uomo di arguta ironia e intelligenza rapidissima, linguista e critico letterario di grande finezza, Vàrvaro ha creato una scuola di discipline filologiche, a partire dall’eredità di Battaglia, di grande prestigio e di riconosciuta importanza, che annovera critici esperti di grande valore che tutt’oggi diffondono il metodo da lui elaborato e la sua concezione della filologia, oggi un modello di rigore scientifico e finezza critica.

Chiunque si avvicini oggi agli studi letterari in Italia incontrerà il nome di Alberto Vàrvaro, che con la sua attività ha raccontato forse ancora meglio che con il suo lucido pensiero l’intrinseco valore etico che ha attribuito alla filologia. Per Vàrvaro, in ogni suo campo, l’insieme degli studi linguistici, storici e culturali, è assurto a valore etico fondamentale.

Come ha scritto Pier Paolo Pasolini in uno dei suoi primi saggi giovanili dal titolo Filologia e Morale, la filologia è l’unico mezzo che abbiamo per restituire a noi stessi il nostro mondo: è una delle forme più raffinate di ricerca materialistica della nostra verità storica, in grado di restituirci un mondo (linguistico, letterario, culturale) che affondi la sua realtà in delle radici più solide e profonde.

Non crediamo di sbagliare pensando che Alberto Vàrvaro abbia praticato la sua attività critica e culturale tenendo sempre saldo questo principio e consapevole di questo ruolo sociale importante che, immaginiamo, deve sempre averlo ispirato.