Francia e Germania hanno trovato l’accordo sull’eurobudget, sulla base della linea tedesca che prevede che le risorse del nuovo strumento possano essere accessibili solamente per gli Stati che fanno realmente le riforme indicate dal semestre europeo. Le anticipazioni sull’accordo vengono riportate da la Repubblica e dal giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il documento, di quattro pagine, è stato redatto in questi giorni, dopo l’incontro tra il ministro delle Finanze Olaf Scholz e il suo omologo francese Le Maire. Come spiega l’Ansa, l’eurobudget dovrebbe far parte del bilancio europeo e sostenere le risorse che vengono identificate nell’ambito del semestre.

Per il finanziamento di questo budget, Germania e Francia hanno pensato a tre opzioni: la tobin tax, i contributi dal bilancio Ue o mezzi provenienti dall’Ue Invest, il programma che succede al fondo Juncker. Viene invece esclusa l’ipotesi di un finanziamento attraverso il credito. I fondi sarebbero però accessibili solamente una volta che le riforme sono state effettivamente portate a termine. Il documento redatto da Parigi e Berlino sarà la base per la trattativa che si avvierà anche con gli altri ministri delle Finanze di tutta l’eurozona.

L’obiettivo del nuovo budget, spiega Repubblica, è quello di far diventare le raccomandazioni di Bruxelles uno strumento concreto e da attuare realmente, evitando il rischio che rimangano lettera morta. Sulla base di quei documenti si potrà stabilire chi accede ai fondi e chi non potrà farlo. Ma non solo, perché chi non rispetta “una prudente politica finanziaria e dei conti pubblici” non potrà comunque avere accesso ai fondi. Che potranno anche essere destinati a investimenti, ma se inquadrati nelle “aree di intervento individuate dal semestre europeo”. Una parte dei soldi deriverebbe inoltre da InvestEu. La governance sarà affidata all’eurozona. Infine, Repubblica spiega ancora che per quanto riguarda il finanziamento, i due Paesi che hanno trovato in questi giorni l'accordo vorrebbero proporre di attingere a "contributi regolari sulla base di accordi intergovernativi", ma anche sul budget europeo e sui fondi per gli investimenti del piano Juncker.