“Se scrivo è solo perché tutti devono sapere chi abbiamo appena perso. Antonio Megalizzi non era solo un collega o un amico: era un fratello. Antonio era il migliore tutti noi. Amava la radio, la politica, il giornalismo, l’Europa. Chi non lo conosce non apprezzerà mai la sua voce unica, il suo sguardo ironico sul mondo, la sua grazia ed empatia con le persone, la sua voglia di raccontare la realtà”. Inizia così la lettera che Andrea Fioravanti, collaboratore de La Stampa, ha scelto la sua bacheca di Facebook ricordare Antonio Megalizzi, il collega italiano ucciso nell’attentato di Strasburgo.

“Non scorderò mai, mai, mai i nostri discorsi a occhi aperti in un Parlamento europeo vuoto con le luci soffuse, quando tutti erano già andati a cena. Eravamo lì a sognare di diventare grandi giornalisti. Lui lo era già – scrive Fioravanti, collega di Megalizzi ad Europhonica – non scorderò mai quella corsa divertita per intervistare Farage, quegli sguardi complici in mille dirette dal Parlamento per non sovrapporci, le riunioni fiume, le risate, i commenti ironici su whatsapp, i nostri pranzi e cene in mezza Europa davanti a una mensa, un piatto di canederli o un panino di autogrill prima di partire in bus, treno o auto verso la diretta successiva".

"Antonio non meritava di finire su tutti i giornali per una insulsa pallottola di un terrorista – continua il post – meritava di raccontare l’Europa e il mondo come sognava di fare per lavoro. Sognava di farlo per sempre. Sognava un’Europa diversa e io non lascerò morire quell’idea. Noi di Europhonica non permetteremo che tutto sia vano".

Il giornalista non è stato l'unico a ricordare Antonio Megalizzi in queste ore. Lo hanno fatto anche gli amici di Trento con una lettera appesa alla porta dell'abitazione del 28enne. Fioravanti conclude con un appello: "Il Parlamento europeo dovrebbe intitolarti mille borse di studio, l’Aula di Strasburgo per la tua voglia, il tuo impegno anche quando non c’erano i soldi ma solo la passione".