Sofia è una bambina. O meglio Sofia era una bambina. Sofia è morta dopo 29 giorni dal parto. Aveva un deficit di contrattilità al cuore o, come scrive suo padre, al Quore. Perché, come dice Antonello,  il giovane grafico napoletano padre di Sofia, "con la Q è più bello. Perché se lo pensi e lo dici con la Q il Cuore diventa più rotondo, più grande, più pieno d'amore".

Perché Sofia per suo padre – e sua madre – era l'alfabeto della vita. Era la A di atlante, quello da sfogliare, quello con cui sognare viaggi fantastici. Era la B di bicicletta, che non inquina. Era la C di casa, perché ovunque ci sia una famiglia c'è una casa. Era la D di donna. Quella che Sofia sarebbe diventata.

Era tutte le lettere dell'alfabeto Sofia. Perché per un padre e una madre una figlia (o un figlio) è l'essenza della vita. Per Antonello e Carmela Sofia era Sofia prima ancora che fosse Sofia. Era Sofia quando pesava solo un chilo ed era custodita nel ventre di Carmela. Era Sofia mentre Antonio metteva su il sito che sarebbe dovuto essere una sorta di diario di questa piccola grande donna. Era Sofia mentre insegnava ai genitori l'insonnia, la speranza, la tensione sulle spalle e la sofferenza del cuore, l'amore incondizionato, la bellezza agli occhi di un genitore. Sofia ci ha fatto anche capire che non siamo soli.

Sofia era Sofia nei 29 giorni in cui l'incubatrice l'ha accolta. In cui i suoi genitori hanno sognato, sperato, lottato, pianto. Sofia è Sofia. E' una bambina potente perché solo una bambina potente lascia un segno così indelebile nella vita delle persone.

Solo una bambina potente aspetta di avere accanto i genitori prima di lasciarsi andare. Come se sapesse…

Cara Sofia ovunque tu sia tu sarai la "figlia infinita" di Antonello e Carmela. Ovunque tu sia stasera questa canzone è per te.