La Corte di Strasburgo ha emesso una sentenza sui fatti di Bolzaneto: nei giorni del G8 del 2001 le forze dell'ordine hanno commesso atti di tortura. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per le azioni dei membri delle forze dell'ordine, e perché lo Stato non ha condotto un'indagine efficace. I giudici hanno riconosciuto ai ricorrenti il diritto a ricevere tra 10mila e 85mila euro a testa per i danni morali.

Sono sessantacinque i cittadini, sia italiani sia stranieri, che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Ricorsi in cui si sostiene che lo Stato italiano ha violato il loro diritto a non essere sottoposti a maltrattamenti e tortura e si denuncia l'inefficacia dell'inchiesta penale sui fatti di Bolzaneto.

Per la Corte, che ha deciso all’unanimità, c’è stata una violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, che proibisce i trattamenti inumani e degradanti: "Non ci sono dubbi sui maltrattamenti sofferti dai ricorrenti, poiché sono stati accertati in modo accurato e dettagliato dai tribunali italiani". E ha aggiunto che a causa della "mancanza del reato di tortura nel diritto italiano all'epoca degli eventi, praticamente tutti gli atti di violenza erano prescritti quando si è giunti a processo".

Stessa condanna della Corte è toccata ai fatti di Asti del 2004, quando alcune guardie carcerarie avrebbero torturato due detenuti, Andrea Cirino e Claudio Renne. In questo caso l'Italia è stata condannata per le azioni delle guardie e perché i responsabili non sono stati puniti.

Le cinque guardie carcerarie che nel 2004 avevano torturato i due detenuti, erano state tutte assolte dal tribunale di Asti. Gli agenti, tra il 2004 e il 2005, avevano picchiato e lasciato per alcuni giorni in isolamento, completamente nudi in celle prive di vetri, nonostante il freddo invernale, i detenuti Renne e Cirino. Secondo il giudice astigiano, i due non avevano subito maltrattamenti; ma alcuni dei cinque agenti avrebbero commesso un abuso di autorità, reato prescritto; altri sarebbero colpevoli di lesioni, in assenza di querela. Lo aveva riferito Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone che si era costituita parte civile nel processo. L'indagine era partita quando un ex agente, arrestato per spaccio di droga, aveva raccontato tutto alla polizia. Il motivo che avrebbe spinto le guardie carcerarie ad infierire contro Renne e Cirino era il fatto che i due, in precedenza avrebbero aggredito un agente entrato nella loro cella per un controllo. "Fatto per altro mai negato" aveva detto il legale di Renne, Mauro Caliendo.

La Corte di Strasburgo ha stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne, morto in carcere lo scorso gennaio.