Conferma della condanna all’ergastolo oppure ordinanza con la riapertura del processo attraverso una nuova perizia sul dna. Sono questi gli scenari possibili del processo d’appello che si aprirà domani davanti alla Corte d'Assise di Brescia per Massimo Bossetti, condannato esattamente un anno fa, il 30 giugno del 2016, al carcere a vita con l'accusa di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio.

Intanto Ester Arzuffi, la madre dell’imputato, continua a proclamare l’innocenza del figlio  e lancia un appello “ai giudici per ripetere l'esame del Dna” e un altro “rivolto a quegli abitanti di via Rampinelli che sanno chi ha rapito Yara e non hanno mai parlato”. La donna invece  accusa la nuora, Marita Comi: “Non mi ha mai creduto, sin dall'inizio, dalla prima sera quando mi ha additata: mi dica la verità, mi dica la verità”. Ester Arzuffi è stata intervistata su Telelombardia per la trasmissione Iceberg. Stando alle indagini che portarono ad isolare l'ormai famosa traccia genetica di ‘Ignoto 1' poi attribuita a Bossetti, il carpentiere di Mapello è figlio illegittimo dell'autista di bus Giuseppe Guerinoni che avrebbe avuto una relazione con Arzuffi. La donna, però, aveva sempre negato di aver avuto rapporti con l’uomo e in una recente intervista ha sostenuto che un medico le avrebbe praticato una fecondazione assistita, “inconsapevole io, inconsapevole mio marito, perché né a me né a mio marito nessuno ha detto niente”.

Del resto, la stessa moglie di Bossetti in un’altra intervista ha ammesso di non credere alla suocera. “Lei rimarrà sempre della sua idea, ma la rispetto, non la condivo, ma la rispetto”, ha spiegato Arzuffi a Telelombardia. E ancora: “Io sapevo che mio marito doveva morire, mio figlio in carcere, io massacrata da tutti i mass media, massacrata alla grande, me ne han dette di tutti i colori. Con che faccia lei esce? Son stata tre mesi senza uscire”.