I documenti divulgati da Wikileaks continuano a smuovere ordini nazionali ed internazionali. Il fronte aghano – luogo chiave della politica statunitense, ed occidentale in generale – in documenti divulgati precedentemente era stato già descritto quale territorio guidato da un leader – Hamid Karzai – "ispirato dalla paranoia". Per quanto riguarda la corruzione che affligge il paese, si tratta di un lato oscuro del nuovo Afghanistan già noto al grande pubblico. Tuttavia, che il fratello stesso del presidente sia un trafficante di droga – così si leggeva nei documenti segreti – non costituisce certo un indizio di salute e di buona immagine della stessa presidenza.

Come se la situazione non fosse già abbastanza compromessa dal punto di vista dell'autorevolezza politica, ecco che nuovi documenti incrinano ulteriormente la figura di Karzai. Un politico incapace e deludente – così sarebbe stato descritto dai diplomatici statunitensi a Kabul – che rispecchierebbe del resto un Afghanistan capace di mettere "in vendita se stesso a tutti i livelli". Del resto non gioverebbe al paese un presidente impegnato più volte ad aiutare i trafficanti di droga. Questa, almeno, un'altra rivelazione dei documenti di Wikileaks: "Karzai aiutò trafficanti di droga".

Era l'agosto del 2009 quando l'ambasciatore Usa a Kabul scriveva che Karzai ed il ministro della giustizia avevano "consentito ad individui pericolosi di andarsene liberamente o di tornare sul campo di battaglia senza dover affrontare il giudizio di un tribunale afghano". Un'altra occasione in cui il presidente afghano coprì atti criminali fu il momento in cui 5 poliziotti della dogana vennero sorpresi con 124 chili di cocaina. Tuttavia, poiché uno dei trafficanti coinvolti era il figlio di uno dei maggiori sostenitori di Karzai, il presidente graziò i 5 colpevoli.

Il meccanismo della giustizia, dunque, non funzionerebbe a nessun livello a causa di una corruzione non semplicemente individualistica, ma quasi sistemica. Secondo Wikileaks, l'ambasciata americana avrebbe comunicato a Washington la versione reale dell'arresto di Abdul Ahad Sahibi, sindaco di Kabul. Condannato a 4 anni di carcere per appropriazione indebita di terreni, l'ex sindaco in realtà sarebbe stato "accusato di corruzione per aver cercato di bloccare un meccanismo corrotto di concessioni di territoriali".