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Vivere con una puzzola (o “moffetta”)

La storia di Chanel, la moffetta che vive con me. In questo articolo sfatiamo alcuni falsi miti, parliamo del suo comportamento e cerchiamo di conoscere meglio questo buffo e schivo mammifero.

Io vivo con una moffetta.

Vivere con una puzzola (o

Il nome scientifico di questo mammifero è Mephitis mephitis mentre il suo nome comune e’ puzzola americana striata.
In America, che tra l’ altro e’ il suo paese d’origine invece viene chiamata skunk. Quasi tutti ricorderanno una delle protagoniste di un celebre film della Walt Disney: Bamby. Il suo nome è Fiore ed ha popolato i sogni di molti bambini. I miei senza alcun dubbio.

La mia biofilia emergeva con forza quando mi chiedevo com’era questo buffo animale. Era dolce? Era morbido? Era intelligente? Aveva davvero un cattivo odore?

Quasi 35anni dopo, trovai sul web una foto di un negozio dove si vedeva una moffetta, legata e agghindata di guinzaglietti per cani con i brillantini. La mia reazione fu immediata. Chiamai e convinsi il proprietario a cedermi la moffetta. Mi fiondai su un treno con un trasportino e dopo oltre sei ore di treno raggiunsi la destinazione. Altre sei ore ed eravamo a casa.  Lei era terrorizzata, io tranquilla. Sapevo che ci sarebbe voluto tempo…tanto tempo. Ero consapevole che avremmo dovuto conoscerci ed ero davvero curiosa di scoprire il suo carattere. Avevo studiato a fondo l’etogramma della moffetta selvatica, mi ero informata da un bravissimo veterinario per modificare la sua dieta e renderla adeguata alle sue esigenze. In natura le moffette (tra l’altro molto comuni in America), si nutrono di piccoli roditori, uova, piccoli uccelli, insetti, piccoli pesci e crostacei, frutta e verdura, radici e tuberi.

Conoscere in linea teorica il suo comportamento in natura, non mi era d’aiuto se cercavo di intuire le sue reazioni nella mia casa. A Cascina Myriam convivono più di cento animali. La maggior parte di loro vive all’esterno mentre alcuni proprio all’interno.

C’è Luce, il mio alano femmina, alcuni gatti tra cui il vecchio Nonno Mario, un certosino di 16 anni, cincillà, ratti norvegisus e la mia pogona Drakula (con la k).
Come sarebbe stata la convivenza con i rappresentanti di così tante specie?
Sono passati 5 anni. Chanel (nella foto) è il nome della mia amica moffetta.  Vive libera in casa anche se passa tutta la maggior parte della giornata arrotolata nella sua tana, che per l’esattezza è sotto il lavandino, in bagno.

Di sera comincia la festa: Chanel corre in perlustrazione per tutta la casa…ma andiamo per gradi. Parliamo prima di alcune caratteristiche specie specifiche di questo animale. Intorno alle moffette circolano diversi falsi miti e anche numerosi luoghi comuni sbagliati. La prima cosa che vorrei dire riguarda le indicazioni sulla detenzione di questi animali in case private e quindi anche della vendita in negozi o allevamenti. Il Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) consente la libera circolazione di questo mammifero senza alcuna restrizione. Ci sono animali di cui è vietata assolutamente la detenzione (come le scimmie o i coccodrilli, gli animali selvatici autoctoni etc.) mentre altri animali possono essere tenuti solo accompagnati da una specifica documentazione (ad esempio pappagalli, tartarughe..etc). Queste informazioni sono necessarie per poter affrontare confronti o dibattiti che riguardano argomenti relativi ai cosidetti animali d’affezione “non convenzionali” con competenza.

Un malinteso riguarda il fatto che solitamente le persone sono convinte che la moffetta o skunk appartenga alla familglia dei mustelidi di cui i rappresentanti più conosciuti sono il furetto domestico, la donnola, la  lontra, la faina etc. Invece la moffetta appartiene allo stesso ordine dei mustelidi ma una famiglia diversa, i Mefitadae.

Perché questo errore è importante? Perché c’è una sostanziale differenza tra mustelidi e mefitadae. I primi sono carnivori puri mentre le moffette sono onnivore che significa che sono in grado di assimilare sia carne che vegetali. In termini pratici questo errore influisce sulla vita delle numerose moffette che vivono nelle case di privati. La corretta dieta dovrebbe essere composta di crocchette per cane ( e non da gatto in cui la concentrazione proteica è troppo alta) e una dose importante di frutta e verdura (e se possibile qualche insetto). Inoltre è fondamentale fornire un po’ di taurina (si trova in forma di pasta in tubetto per gatti).

L’odore è un altro mito da sfatare. Le moffette sono dotate di ghiandole odorose nella zona anale. Nel caso delle moffette domestiche spesso si pratica un piccolo intervento chirurgico che elimina le sacche che raccolgono questo secreto odoroso. Frequentemente le ghiandole vengono tolte durante lo stesso intervento di sterilizzazione, identico a quello praticato a cani e gatti. Eliminate le sacche, la moffetta non puzza anzi Chanel profuma di buono. Le moffette sono animali crepuscolari quindi di sera cominciano ad essere piu’ attive. Durante l’inverno non entra in un vero e proprio letargo ma in una specie di stato di sonnolenza e inattività e così dorme avvolta nella sua tana per giorni interi. In natura questi animali vivono in tane, rubate alle volpi e marmotte. La moffetta non può vivere in gabbia ma necessita un rifugio in cui dormire e sentirsi protetta.

Se al punto dell’evoluzione che ha raggiunto, l’uomo contemporaneo non si rende conto che gli animali sono individui unici,dotati di sentimenti, intelligenza, relazioni sociali e familiari, e ritiene che si possano uccidere per semplice diletto, ciò significa che egli non ha compreso, non è progredito [Jane Goodall].

Ora passiamo dal concetto di specie (intesa come gruppi di animali con lo stesso ventaglio di comportamenti) all’approccio dell’Etologia Relazionale, che pone l’attenzione alla sua personalita” e cio’ che la rende un individuo irripetibile e speciale.
Il carattere di Chanel è davvero unico. La sua indole è incredibilmente timida e schiva. Ha paura delle novità e sono trascorsi mesi perché iniziasse a fidarsi di me. Non morde per nessun motivo, nemmeno se spaventata. La sua camminata è assolutamente irresistibile: una specie di trotto ciondolante! Quando le è possibile scava (dotazioni filogenetiche), quindi apre i cassetti e li svuota, scava sotto il divano e si infila nei pertugi.

Il suo carattere ha richiesto tempo per profilarsi in tutti i suoi aspetti. Proprio nella relazioni con gli altri abitanti della mia casa sono emersi alcuni tratti del suo etogramma di relazione. La sera gioca spesso a rincorrersi con i gatti (Nonno Mario escluso, perché non la sopporta proprio). In tutti questi anni l’ho vista giocare con tanti gatti e mai, dico mai ho vissuto un solo momento di tensione.

Con Luce, il mio cane la cosa cambia notevolmente. Luce pesa 50 kg ed è un vero gigante buono. Chanel la maltratta. Le corre incontro con la coda sollevata e porge le sue “non piu’” attive ghiandole. La caccia letteralmente dalla sua cuccia e la insegue. Quando Luce si volta nella sua direzione saltella sulle zampe anteriori sbattendo le unghie per terra. In natura questo atteggiamento, associato alla colorazione molto riconoscibile a strisce bianche e nere, scoraggia i suoi nemici senza che sia necessario giungere al getto del terribile secreto odoroso. L’odore  che “sparano” è davvero disgustoso e se investe troppo da vicino un animale di medie dimensioni, puo’ renderlo inoffensivo per qualche minuto. Io sono stata “spruzzata”, perfino negli occhi, e sebbene confermo il fatto che è realmente schifoso, non lo definirei assolutamente pericoloso. Luce quando Chanel la provoca, mostra tutta una serie di segnali calmanti che nel linguaggio dei cani, dovrebbero rendere pacifica l’interazione. Chanel ignora questi segnali e  Luce sembra non capire (a differenza dei gatti) che Chanel sta giocando. Il finale è sempre lo stesso: Luce viene da me sconsolata per cercare conforto. Resta il fatto che non c’è nessuna aggressività fra loro, solo qualche incomprensione.

Chanel conosce anche i miei cincillà e i miei ratti e fondamentalmente li ignora. Io evito di forzare questi incontri poiché intuisco comunque la presenza del suo istinto predatorio.

Ora faccio qualche considerazione. Nei miei corsi definisco border line la moffetta insieme a tutti gli animali che oggi si possono trovare nelle case come animali pet  (i ricci africani, degu, cincillà, il petauro dello zucchero, il cane della prateria, moltissimi pappagalli). Gli animali “border line”  non hanno alle spalle una storia millenaria di convivenza con l’uomo , come invece accade alla maggior parte degli animali che definiamo domestici (cani, gatti, pecore, capre. conigli, cavie, cammelli, cavalli, maiali, bovini…etc).

Sconsiglio sempre l’acquisto di una moffetta (in generale sconsiglio di tenerla come animale pet) perché troppo spesso le aspettative su questo animale vengono tradite dal suo carattere schivo e timido. Il rischio che questa esperienza si trasformi in un abbandono sono decisamente alte. In America tuttavia è considerato un comune animale domestico. Questo non esclude che a causa della legislazione molto permissiva sia possibile, per una persona che fa il mio lavoro, confrontarsi nell’ambiente domestico con questo animale e in tal caso conoscenza, competenza e responsabilità sono necessari.

Detto questo vivendo con Chanel ho imparato molto sul suo comportamento. Conoscere gli animali, comprenderli ed osservarli è indispensabile per rapportarsi con loro in modo positivo e occuparsi del loro benessere. Non riesco ad immaginare le mie serate senza Chanel che corre per tutta la casa.

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