in foto: La camera di Vincent ad Arles, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam

Esistono personalità, nella cultura e in particolare nell'arte, che anche a distanza di decenni dalla propria scomparsa continuano a far discutere. Personaggi che hanno cambiato a tal punto il corso della loro Storia, da influenzare e determinare anche la nostra attuale. È il caso ad esempio di Van Gogh che, sia con la sua pittura che con le travagliate vicende biografiche, è ancora oggi al centro del dibattito storico artistico: in quest'ultimo periodo, torna ad esserlo a causa della pubblicazione di un quaderno di disegni inediti, assolutamente mai visti. Una pubblicazione divenuta il caso editoriale dell'anno, con non poche critiche.

Tutto inizia nel giugno del 2016, quando la casa editrice francese Editions du Seuil annuncia il ritrovamento e l'imminente pubblicazione di un taccuino di schizzi e disegni inediti, con il titolo di "Vincent van Gogh, La bruma di Arles. Taccuino ritrovato". Pochi dettagli, a parte quelli di una pubblicazione che si annuncia fra le più attese dell'anno: Francia, Stati Uniti, Germania, Olanda, Gran Bretagna e Giappone attendono l'uscita, prevista per novembre.

Editions du Seuil (@EditionsduSeuil)in foto: Editions du Seuil (@EditionsduSeuil)

Si tratta, unici dettagli resi noti, di ben 288 pagine a cura niente di meno che di Bogomila Welsh Ovcharov, importante esperta di Van Gogh e famosa per essere stata l'organizzatrice della primissima esposizione dedicata all'artista olandese al Museé d'Orsay, nel 1988. Un quaderno “stupefacente” e “folgorante”, annunciano gli editori, sul quale esperti riconosciuti a livello internazionale avrebbero lavorato per oltre tre anni per accertarne l'autenticità.

Una grande operazione editoriale e culturale insomma, di cui però fino ad ora non si avevano altri dettagli.

Una pubblicazione contestata

Editions du Seuil (@EditionsduSeuil)in foto: Editions du Seuil (@EditionsduSeuil)

Finalmente, giovedì 17 novembre 2016 il libro esce, simultaneamente in tutti i Paesi. E scoppia la polemica. Il testo presenta 65 disegni e schizzi inediti attribuiti all’artista, ma non firmati, rinvenuti in un taccuino conservato nell’archivio del Cafè de la Gare di Arles, dove van Gogh ha lavorato a lungo e prodotto una gran quantità di opere nell'ultima fase della sua vita.

La casa editrice ha dichiarato che l'esame scientifico dei disegni è durato tre anni, e secondo Bogomila Welsh Ovcharov, il taccuino coprirebbe l'intero periodo del pittore in Provenza, dal 1888 al 1890. Nel quaderno si trovano gli schizzi preparatori di grandi opere come “Ramo di mandorlo fiorito” o “Iris”, e poi alcuni ritratti di Paul Gauguin e molti paesaggi di Arles.

Ramo di mandorlo fiorito, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdamin foto: Ramo di mandorlo fiorito, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam

Ma il quaderno ha sollevato molti dubbi: gli studiosi del museo van Gogh di Amsterdam in particolare, hanno disconosciuto l'attribuzione delle opere, giudicando gli schizzi delle “imitazioni con errori topografici evidenti”. Lo stile dei disegni, realizzati ad Arles, è insolito, soprattutto considerando il periodo in cui dovrebbero collocarsi: troppo “goffi” e “monotoni”, dice il museo olandese. Inoltre, l'uso dell'inchiostro bruno, mai usato da Van Gogh nel periodo in questione, farebbe dubitare che dietro i disegni ci sia la sua mano. Gli stessi luoghi raffigurati, non sarebbero quelli che Van Gogh ha avuto modo di conoscere in Provenza.

La questione è ancora dibattuta, e la casa editrice Seuil continua a difendere il proprio progetto editoriale come uno dei casi più eclatanti dell'anno: la polemica continua, ma di Van Gogh, ancora oggi, non si smette di parlare.