Costrinse la figlia a diventare la sua schiava sessuale sottoponendola alle pratiche più oscene da quando era minorenne e per ben 23 anni, ora l'82enne neozelandese Ronald Van der Plaat è di nuovo libero e tornerà nella stessa casa dove sono stati perpetrati gli abusi su sua figlia, Tanjas Darke. Dopo aver scontato la condanna a 15 anni di carcere inflittagli nel 2001 da un tribunale locale per abusi sessuali, infatti l'uomo sarà scarcerato nelle prossime ore nonostante le molte critiche piovute da più parti. Le condizioni del suo rilascio però in realtà sono ben precise: le autorità giudiziarie neozelandesi infatti hanno stabilito che deve indossare un braccialetto elettronico con cui può essere sempre individuato e ha il divieto di frequentare posti in cui abitualmente ci siano bambini di età inferiore ai 16 anni. La lista quindi include tra gli altri posti anche parchi, asili, scuole, asili nido e biblioteche.

Nonostante questo però la comunità locale dove l'uomo tornerà a vivere ha espresso vivacemente le sue preoccupazioni. Del resto Ronald Van der Plaat non esitò a legare la figlia al soffitto con le caviglie e a metterla con la testa in una scatola con un lucchetto solo per soddisfare i suoi istinti sessuali e violentarla. A calmare gli animi anche le spiegazioni del direttore carcerario della regione che ha assicurato che l'uomo sarà soggetto a misure di libertà restrittive che includono anche il completamento di programmi di riabilitazione e il divieto di possedere qualsiasi dispositivo in grado di scattare foto o filmare.

Gli abusi sulla ragazza iniziarono quando lei aveva solo 9 anni e continuarono fino al compimento del 30esimo anno di età. La donna ha poi raccontato gli abusi in un libro divenuto molto popolare (qui sotto la copertina).

Nel libro la ragazza, Tanjas Darke, che ha deciso di firmarsi con il suo nome e venire allo scoperto, racconta del suo calvario, fatto di manette, catene, morsetti e tutti gli stupri. La donna racconta anche di come rimase incinta a 12 anni, e delle gravi infezioni dovute agli abusi, come la pratica abominevole che era costretta a subire: il padre era solito riempirle le orecchie di cera e dopo averla appesa per i piedi, la brutalizzava, con la testa chiusa in una scatola costruita appositamente dall'uomo per poterla violentare.
La donna, in una recente intervista da un luogo sconosciuto in Europa, ha detto di temere ancora per la sua vita e che teme il ritorno in libertà del padre.

Il precedente di Elisabeth Fritzl, imprigionata per 22 anni.

Oltre un ventennio è durata anche la schiavitù di Elisabeth Fritzl, che in Argentina è stata oggetto sessuale del padre per ventidue anni. La giovane rimase incinta sette volte prima di riuscire a liberarsi dai rapporti incestuosi all'età di 31 anni. Elisabeth riuscì infatti a fuggire dalla cantina di una villa in cui era stata imprigionata ad Amstetten, in Austria.