Un cameriere statunitense del ristorante Saint Marc, in California, ha chiesto a quattro ragazze latine di mostrargli i documenti prima di servirle a tavola: l'uomo voleva avere la prova effettiva della loro residenza. Nell'era Trump, mentre le idee di tolleranza e integrazione che hanno fatto dell'America un riferimento in tutto il mondo sembrano vacillare pericolosamente, il Washington Post racconta la storia di Diana Carrillo, di sua sorella e di altre due sue amiche che, per trascorrere una serata spensierata, hanno deciso di andare in un ristorante californiano che in passato avevano frequentato altre volte.

Una volta sedute al tavolo, tuttavia, il cameriere ha chiesto loro i documenti, pur non avendo nessuna autorevolezza per farlo. "Devo avere la certezza che voi siate di qui", ha detto il dipendente del ristorante, lasciandole ovviamente incredule. Le ragazze hanno quindi mostrato i loro documenti, ma in seguiti, furibonde, sono andate a raccontare l'accaduto al direttore. La Carrillo, quindi, ha deciso di rendere nota la vicenda riversando la sua comprensibile rabbia sui social network. Nel giro di una settimana il suo post è stato condiviso centinaia di volte da cittadini indignati per la discriminazione subita.

Dal canto suo il ristorante  ha immediatamente contattato la donna offrendole una Vip Experience e il 10 per cento del ricavato del weekend da devolvere a un'organizzazione non-profit a scelta. Diana Carrillo e le sue amiche hanno accettato soltanto la percentuale da donare all'Orange Country Immigrant Youth United, un'organizzazione che sostiene i diritti degli immigranti privi di documenti, permettendogli di vivere liberi dalle discriminazioni.