L'Asl di Milano ha effettuato delle analisi sulle uova raccolte in trenta allevamenti situati tra il capoluogo lombardo, Sesto San Giovanni, Monza e lungo il Lambro: il risultato è che in 27 casi – il 76% – sono state trovate tracce di diossina e Pcb in quantità superiori al limite consentito. Non è la prima volta che nella zona si alzano gli allarmi intorno agli alimenti "contaminati". nel 2007 toccò al latte al Pcb, mentre un anno fa sempre uova (diossina). Ma nel febbraio scorso non sono state risparmiate neppure le verdure: le analisi vennero effettuate sempre dall'Asl su 10 orti privati e il caso più eclatante fu quello dell'orto al civico 5 di via Salvadego, dove ogni grammo di radicchio conteneva 0,183 picogrammi di inquinanti, quando il limite di legge prefissato è di 0,1. Il dottor Sergio Carasi, responsabile dell’Igiene Pubblica dell’Asl di Brescia, scriveva nella sua relazione: “Da molti anni le due acciaierie indicate in oggetto sono controllate dagli organismi preposti alla salubrità umana ed ambientale attraverso i controlli stabiliti dalla norma su addetti ed emissioni. Accanto a queste misurazioni dirette, si è rilevata la necessità di controllare anche una possibile esposizione indiretta della popolazione circostante gli stabilimenti tramite consumo di vegetali prodotti nelle zone di possibile ricaduta delle emissioni“.