L’università di Firenze ha sbagliato i quesiti del test e ha ammesso non solo l’errore, ma anche tutti gli studenti che hanno partecipato alle selezioni. A confermare il tutto è lo stesso Ateneo con una nota. La prova in questione è quella che si è svolta lo scorso 8 settembre per l'ammissione ai corsi di laurea a numero programmato locale di Biotecnologie, Scienze biologiche, Scienze farmaceutiche applicate, Farmacia e Controllo qualità, chimica e tecnologia farmaceutiche. I posti disponibili previsti dal bando erano un migliaio, mentre i candidati 1329 studenti. Però qualcuno si è accorto di un errore formale nella composizione dei test. Rispetto al bando presentato (e rispetto a come si erano preparati gli studenti), infatti, le domande presenti nel test erano 50, e non 75 come comunicato. Nello specifico, cinque domande in meno di biologia, di chimica e di fisica, e nessuna delle dieci di comprensione del testo. In sintesi: tutti ammessi.

Gli studenti ovviamente esultano, ma ora resta da capire come saranno gestiti gli iscritti in più tra problemi di spazi e di personale. "L’ateneo fiorentino – si spiega in una nota – avendo rilevato una difformità tra le indicazioni del bando per l’ammissione e i quesiti proposti durante la prova, ha stabilito di ammettere tutti i candidati presenti al corso di laurea per il quale avevano fatto domanda. La decisione, volta a garantire ai partecipanti pari condizioni, a eliminare potenziali conseguenze negative derivanti dalla difformità riscontrata e a permettere il regolare avvio dell’attività didattica, è stata comunicata dall’Università di Firenze ai singoli studenti presenti alla selezione".

Pare che l’errore per la composizione delle prove in questione sia nato dalla comunicazione con il soggetto esterno che si occupa dei test a numero programmato, e dalla stesura del relativo bando di ammissione. “L'Ateneo ci ripensi: annulli tutti i test a numero programmato locale e rimborsi la quota di 50€ a tutti gli studenti iscritti”, commenta UDU Sinistra Universitaria, da sempre contrario alle facoltà a numero chiuso. “Ribadiamo anche in questo caso la nostra contrarietà verso un numero programmato, volto solo a mascherare problemi di carattere strutturale degli Atenei. Impedire l'accesso al sapere sta avendo profonde conseguenze, anche, nel panorama europeo. Siamo infatti la nazione col minor numero di laureati dopo la Romania: come può un numero chiuso aiutarci ad uscire da questo circolo vizioso? Può un ‘test lotteria' stabilire chi ha diritto ad accedere ad un corso di studio e realizzare il proprio sogno?".