Da giovedì arriverà nell'Aula del Senato della Repubblica il disegno di legge "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze", meglio noto come "Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili". Il provvedimento è da tempo al centro di una durissima battaglia politica, che ha visto nella manifestazione di sabato scorso uno dei momenti centrali: anche per questo motivo, c'è grande attesa per la manifestazione del 30 gennaio, con il mondo cattolico e conservatore che si mobiliterà per il family day.

La battaglia in Aula, però, sembra destinata a seguire un "percorso proprio" ed è legata ai numeri e agli equilibri interni alla maggioranza. Proviamo ad analizzare quali sono gli orientamenti dei singoli gruppi parlamentari, per capire quanta probabilità di passare abbia il testo del ddl Cirinnà che è stato portato in Aula e quali potrebbero essere le modifiche su cui si concentrerà l'opposizione parlamentare.

Partito Democratico compatto (con l'incognita franchi tiratori)

Il Pd può contare su 112 senatori, più su qualche altro "appoggio" nell'Aula di Palazzo Madama (tra Misto e senatori a vita). Dopo settimane, mesi per la verità, di tira e molla, il gruppo è riuscito a esprimere una posizione unitaria sul testo del ddl Cirinnà. In pratica, i senatori hanno deciso di conservare intatto "l'impianto" della legge, mentre resterà libertà di coscienza su alcuni punti specifici. Quali? Per ora non è chiarissimo, considerando che ancora non si conosce il testo di tutti gli emendamenti e non è chiarissimo quanti saranno ritirati e quanti no. Tutto bene, dunque? Più o meno, perché col voto segreto non è da escludere che i malpancisti (l'elenco dei senatori contrari su alcun punti qualificanti l'impianto del ddl è lungo) decidano di non rispettare le consegne ufficiali. E se i numeri resteranno risicatissimi, tale scelta potrebbe essere determinante, in particolare sulla questione della stepchild adoption (c'è da tempo una pressione affinché all'adozione speciale si sostituisca l'affidamento speciale, con la novità della cessazione al diciottesimo anno di età). Insomma, in parole povere: bisognerà fare grande attenzione agli emendamenti all'articolo 3 (diritti e doveri dei partner) e all'articolo 5 (modifiche in tema di adozioni).

Anche perché Renzi, in sostanza, se ne è lavato le mani.

Area Popolare (NCD – UDC): il "muro" contro il Cirinnà

Il gruppo centrista, la seconda componente per numero di parlamentari della maggioranza, conta su 31 senatori. La linea di AP è nota: sì a una legge che regolamenti le unioni civili (“perché ce lo impone una sentenza della Cassazione”, ha spiegato Lupi), no all'impostazione data alla legge dal PD. In ogni caso le proposte di modifica presentate da Area Popolare sono circa 250 e potrebbero scendere ancora.

C’è in campo la proposta dei pontieri, sintetizzata dalla Lorenzin: “La norma va corretta negli aspetti in cui equipara le unioni civili al matrimonio, che la nostra Costituzione disciplina in modo netto e chiaro. […] Si può ricorrere a uno strumento giuridico che già abbiamo, quello della continuità affettiva che permette le adozioni speciali, per esempio da parte di single”. C’è la linea intransigente, quella secondo cui "il ddl non passerà mai". E c'è persino chi, anche a causa della linea morbida sul tema, ha deciso di lasciare il gruppo, come Quagliariello e Giovanardi. In ogni caso, se la proposta dovesse restare così com'è, il gruppo AP dovrebbe votare compatto per il no. E addirittura Alfano ha fatto sapere di aver "messo in conto" un referendum abrogativo nel caso passasse la Cirinnà.

Forza Italia: no (con libertà di coscienza)

“Forza Italia vota no alla Cirinnà perché equipara le coppie omo-affettive al matrimonio ed è una forzatura incostituzionale, dunque no alle adozioni e alla stepchild adoption; ma, una volta dichiarata la nostra posizione, c’è libertà di coscienza”. Così Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, ha sintetizzato la posizione di FI, provando a restituire un’immagine di compattezza intorno al no al ddl Cirinnà, “pur nella consapevolezza” della necessità di una legge che regoli le unioni tra persone dello stesso sesso.

Si tratta, nella sostanza, della linea impostata da Silvio Berlusconi nella riunione con i gruppi parlamentari del 13 gennaio: sì a legge su unioni civili (c’è proposta di legge firmata FI); no a Cirinnà perché “è un matrimonio sotto falso nome, con norme sulle adozioni dei bambini che non convincono e che potrebbero preparare il terreno a pratiche di sfruttamento delle donne”; libertà di coscienza per i singoli senatori.

La questione però è tutt’altro che chiusa all’interno di Forza Italia, dove spiccano le “voci contrarie” di alcune parlamentari. Tra le altre, Laura Ravetto (“Io sono schierata pro unioni civili, voterò sì alla Cirinnà se sarà approvato il mio emendamento sulle adozioni dei single”) e Stefania Prestigiacomo (“So di essere in minoranza nel mio partito, quella legge non è perfetta, anzi; ma tutti noi dobbiamo accettare dei compromessi, il Parlamento ha il dovere di regolamentare i diritti delle minoranze”). Al Senato, invece, non dovrebbero arrivare troppi distinguo e il gruppo di FI dovrebbe votare in maniera compatta contro il ddl: un primo segnale è arrivato dalla presentazione di circa 300 emendamenti.

Lega Nord e Autonomie: il no del benaltrismo

I leghisti (in tutto 12 a Palazzo Madama) hanno presentato oltre 5200 emendamenti. Non è chiaro se sia entrata in azione la Calderoli machine, ma evidentemente si tratta di una pratica ostruzionistica volta a ritardare la discussione del provvedimento. La linea salviniana è improntata al benaltrismo per quel che concerne la regolamentazione delle unioni civili ("Non è priorità del Paese", ha più volte sottolineato Matteo Salvini) e del conservatorismo per quel che concerne la stepchild adoption.

Il Movimento 5 Stelle: sì, ma "nessun patto" col PD

Il Movimento 5 Stelle è rappresentato da 35 senatori (dopo i numerosi abbandoni di questi mesi), dunque potrebbe essere determinante per il cammino della legge. L’orientamento è quello di votare la Cirinnà ma solo “a patto che non sia stravolta”. Traducendo: niente modifiche sostanziali in particolare alla regolamentazione della stepchild adoption.

La partita politica è però più complicata di quanto si possa pensare. Se il PD andasse sotto su qualche emendamento a voto segreto e, di conseguenza, il provvedimento ne uscisse snaturato, non è detto che l’atteggiamento del M5S non possa cambiare. Complicando il cammino del ddl Cirinnà in modo irreparabile.

I voti decisivi: verdiniani, "dissidenti" e altri…

La sensazione comune a molti analisti è che la partita decisiva si giochi sul filo dei voti. In effetti, pur ammettendo che PD e M5S riescano a votare compatti e a pieno organico, mancherebbero ancora una quindicina di voti (più realisticamente una ventina) al raggiungimento della soglia di maggioranza a Palazzo Madama.

Qualche voto arriverà certamente dal gruppo “Per le Autonomie” – PSI – MAIE, anche se bisogna considerare i distinguo sui singoli emendamenti. I 7 senatori di Sinistra Ecologia e Libertà, invece, seguiranno una linea simile a quella del M5S: sostegno alla legge “a meno di compromessi al ribasso”. Scontato, invece, il No del gruppo Gal (15 senatori), mentre i Conservatori e Riformisti 10 senatori) avranno libertà di coscienza ma non dovrebbero discostarsi dalla linea di Fitto: ok a unioni civili, no a stepchild adoption.

E i verdiniani? I 18 senatori di Ala, Alleanza Liberalpopolare – Autonomie potrebbero essere l’ago della bilancia a Palazzo Madama. Al momento però appare azzardato ipotizzare un sostegno aperto al ddl Cirinnà, soprattutto su articolo 3 e articolo 5, anche se “nel segreto dell’urna” tutto potrebbe accadere. In un senso e nell’altro, ovviamente.

In conclusione: non è difficile pensare che ci possa essere una buona maggioranza su alcuni punti del ddl, molto complicato è invece il percorso degli articoli 3 e 5. Che potrebbero essere modificati in maniera anche molto pesante: toccherebbe poi alla Camera riannodare i fili del discorso, con una ulteriore dilatazione dei tempi.

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